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Lavoro, salari e giovani

Collegare politica industriale, formazione continua, ITS, occupazione femminile e sostegni pubblici a lavoro stabile e qualificato.

Le fonti indicate servono come base documentale, comparativa o critica. La loro citazione non implica adesione degli autori o degli enti citati alle proposte Synedrion.

Scopri il metodo con cui costruiamo le proposte
Soluzione 01

Lavoro di qualità, formazione e partecipazione

A. Il problema

Il lavoro è spesso povero, discontinuo e scollegato dalle trasformazioni tecnologiche; occupazione femminile e formazione continua restano insufficienti.

B. Perché conta

Senza competenze, salari dignitosi e accesso stabile al lavoro, giovani e famiglie non possono costruire autonomia e futuro.

C. La nostra soluzione

Collegare politica industriale, apprendistato tecnico, ITS di filiera, formazione continua certificata e welfare. Le imprese che ricevono fondi pubblici rilevanti devono garantire lavoro stabile, formazione, salari dignitosi e obiettivi verificabili su occupazione femminile e giovani.

E. Cosa cambia per il cittadino

Percorsi professionali più solidi, salari dignitosi e maggiori possibilità di restare e crescere in Italia.

D. Obiettivi misurabili

  • Aumento dell’occupazione femminile.
  • Più apprendisti, diplomati ITS e adulti formati.
  • Formazione continua certificata.
  • Salari medi più alti nei settori sostenuti.
  • Più contratti stabili.
  • Riduzione dei NEET e della disoccupazione giovanile.
Soluzione 02

Un patto intergenerazionale: più equilibrio, più futuro

A. Il problema

Le politiche pubbliche tendono spesso a proteggere categorie già organizzate, mentre giovani, donne e lavoratori precari restano con minore rappresentanza e minori risorse.

B. Perché conta

Il prezzo dell’economia della paura ricade soprattutto sui giovani. Pensioni, scuola, nidi, formazione e debito determinano se l’Italia investe nel futuro o conserva il passato.

C. La nostra soluzione

Vincolare parte delle risorse liberate da bonus inefficienti e agevolazioni regressive a occupazione giovanile, nidi, formazione continua, ITS, scuola tecnica, lavoro femminile e casa per giovani lavoratori.

E. Cosa cambia per il cittadino

Più autonomia per giovani e famiglie: lavoro, casa, formazione, figli e futuro non devono essere opportunità riservate a pochi. Proteggere chi è fragile, senza favorire chi dispone già di maggiore rappresentanza.

D. Obiettivi misurabili

  • Aumento dell’occupazione giovanile e femminile.
  • Maggiore copertura di nidi e servizi 0–6.
  • Più iscritti e diplomati ITS.
  • Riduzione dei NEET.
  • Riduzione del divario tra spesa pensionistica aggiuntiva e investimenti sui giovani.
Soluzione 03

Partecipazione dei lavoratori, produttività e democrazia economica

A. Il problema

Il lavoro è spesso trattato come costo, non come intelligenza produttiva. Questo riduce innovazione organizzativa, fiducia, qualità del lavoro e capacità delle imprese di migliorare processi e produttività.

B. Perché conta

La proposta CISL sulla partecipazione, diventata legge nel 2025, introduce un tema strategico: lavoratori coinvolti in organizzazione, innovazione e risultati possono contribuire alla competitività, se la partecipazione non resta formale.

C. La nostra soluzione

Rendere la partecipazione dei lavoratori un pilastro delle imprese che ricevono sostegni pubblici: comitati di innovazione aziendale, partecipazione organizzativa, premi legati a produttività verificata, consultazione preventiva su transizioni tecnologiche e ambientali, e quote di risultato collegate a formazione e qualità del lavoro.

E. Cosa cambia per il cittadino

Lavoratori più coinvolti, imprese più innovative, salari più collegati ai risultati e minore conflitto sterile tra capitale e lavoro.

D. Obiettivi misurabili

  • Imprese con accordi partecipativi.
  • Premi di produttività collegati a obiettivi misurabili.
  • Ore di formazione certificate per lavoratore.
  • Riduzione turnover involontario.
  • Aumento della produttività nei settori aderenti.
  • Accordi partecipativi nelle imprese beneficiarie di fondi pubblici.
Soluzione 04

Patto generazionale per riequilibrare pensioni, giovani e istruzione

A. Il problema

L’Italia protegge molto il passato e investe troppo poco nel futuro. La spesa pensionistica assorbe una quota molto elevata del PIL, mentre istruzione, natalità, giovani, ricerca, casa e formazione ricevono risorse insufficienti rispetto alle esigenze del Paese. Questo squilibrio contribuisce al declino demografico, alla fuga dei giovani, alla bassa produttività e alla crescente sfiducia verso il futuro.

B. Perché conta

Un Paese che spende troppo per chi è uscito dal mercato del lavoro e troppo poco per chi deve entrarci rischia di perdere equilibrio economico e sociale. Senza giovani, lavoro, figli, competenze e innovazione, anche le pensioni diventano più difficili da finanziare. Proteggere gli anziani e investire sui giovani devono stare dentro un unico patto durevole.

C. La nostra soluzione

Creare un Patto generazionale di bilancio. Ogni aumento strutturale della spesa pensionistica deve essere accompagnato da un aumento proporzionale degli investimenti in asili nido, scuola, università, formazione tecnica, apprendistato, ricerca, casa per giovani, politiche familiari, occupazione femminile e rientro dei giovani emigrati. Il bilancio pubblico deve mostrare ogni anno quanto lo Stato spende per fasce d’età e quanto investe nel futuro produttivo del Paese.

E. Cosa cambia per il cittadino

I giovani trovano più servizi, più opportunità, più formazione, più sostegno alla casa e alla famiglia. Gli anziani mantengono protezione, ma dentro un sistema finanziariamente e socialmente equilibrato. Le famiglie percepiscono che lo Stato non difende solo il presente, ma anche il futuro.

D. Obiettivi misurabili

  • Ridurre entro 10 anni il rapporto tra spesa pensionistica e spesa per istruzione, formazione e politiche giovanili.
  • Portare la spesa per educazione almeno alla media europea.
  • Aumentare la copertura degli asili nido.
  • Portare il tasso di fertilità verso 1,5 figli per donna entro il 2035.
  • Pubblicare ogni anno un Bilancio generazionale dello Stato.
Soluzione 05

Missione 75% occupazione

A. Il problema

In Italia lavora una quota troppo bassa della popolazione in età attiva. Il tasso di occupazione resta tra i più bassi d’Europa, soprattutto per donne, giovani, Mezzogiorno e persone con basse competenze. Pochi lavoratori devono quindi sostenere pensioni, sanità, welfare, scuola, debito pubblico e servizi, concentrando il carico fiscale su una base produttiva troppo stretta.

B. Perché conta

Un Paese in cui lavorano pochi cittadini non può finanziare stabilmente il proprio welfare, aumentare i salari e crescere in modo duraturo. La bassa occupazione riduce gettito fiscale, produttività, autonomia personale, natalità e fiducia nel futuro.

C. La nostra soluzione

Lanciare una Missione 75% occupazione con taglio del cuneo fiscale sui redditi medio-bassi, servizi per l’infanzia, incentivi all’occupazione femminile, apprendistato duale, formazione tecnica breve, politiche attive legate a risultati misurabili, ricollocazione e formazione per i percettori di sussidi, incentivi alle imprese che assumono inattivi, NEET e disoccupati di lunga durata, maggiore flessibilità per il lavoro degli over-55 e un forte focus regionale sul Mezzogiorno.

E. Cosa cambia per il cittadino

Più persone lavorano, più famiglie hanno due redditi, più giovani entrano nel mercato del lavoro e meno cittadini dipendono da sussidi passivi. Se lavora una quota più ampia della popolazione, si può ridurre la pressione fiscale su chi già lavora.

D. Obiettivi misurabili

  • Portare il tasso di occupazione 20–64 anni al 75% entro il 2032.
  • Dimezzare il divario occupazionale femminile.
  • Ridurre i NEET sotto la media UE.
  • Aumentare l’occupazione nel Mezzogiorno.
  • Pubblicare una dashboard trimestrale su occupazione, inattività, salari, NEET e transizioni scuola-lavoro per regione.
Soluzione 06

Trattenere e richiamare talenti

A. Il problema

L’Italia perde giovani istruiti, ricercatori, tecnici, professionisti e imprenditori. Molti partono perché trovano all’estero salari più alti, carriere più meritocratiche, università e imprese più dinamiche, burocrazia più semplice e maggiori opportunità. La fuga dei talenti riduce capitale umano, innovazione, gettito fiscale, natalità e capacità competitiva.

B. Perché conta

Ogni giovane formato che se ne va rappresenta una perdita per il Paese: lo Stato e le famiglie hanno investito nella sua formazione, ma i benefici economici e sociali vengono raccolti altrove. Un Paese che perde talenti e non ne attrae dall’estero si impoverisce lentamente.

C. La nostra soluzione

Lanciare un Programma Rientro e Radicamento Talenti con fiscalità stabile e semplice per il rientro dei lavoratori qualificati, borse per ricercatori e tecnici, dottorati industriali, visti rapidi per talenti stranieri, alloggi temporanei per giovani professionisti, fondi seed per start-up fondate da italiani rientrati o stranieri qualificati, percorsi di carriera trasparenti in università, ricerca e pubblica amministrazione e incentivi alle imprese che assumono giovani qualificati in Italia.

E. Cosa cambia per il cittadino

I giovani hanno più ragioni per restare. Chi è partito ha più motivi per tornare. Le imprese trovano competenze. Le università e i centri di ricerca diventano più competitivi. Il Paese smette di formare talenti per regalarli ad altri.

D. Obiettivi misurabili

  • Ridurre del 50% il saldo netto negativo dei laureati entro il 2030.
  • Attrarre almeno 50.000 talenti qualificati all’anno tra rientri e immigrazione selettiva.
  • Aumentare il numero di ricercatori e tecnici nelle imprese.
  • Raddoppiare i dottorati industriali.
  • Creare un indicatore annuale “Italia attrattiva per giovani” su salari, casa, carriera, ricerca, impresa e qualità della vita.