Synedrion
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Tutti i problemi e le soluzioni

Sezione speciale

Proposte visionarie e sperimentali

Idee avanzate e sperimentali per preparare l’Italia alle grandi trasformazioni tecnologiche, democratiche, sociali e geopolitiche.

Le fonti indicate servono come base documentale, comparativa o critica. La loro citazione non implica adesione degli autori o degli enti citati alle proposte Synedrion.

Scopri il metodo con cui costruiamo le proposte
Soluzione 01

Informazione pubblica indipendente e infrastruttura nazionale della verità

A. Il problema

L’Italia ha un problema strutturale di qualità dell’informazione pubblica. Il servizio pubblico radiotelevisivo è troppo esposto all’influenza dei partiti, il giornalismo investigativo è fragile, i giornalisti possono subire pressioni, querele intimidatorie e minacce, mentre la disinformazione si diffonde rapidamente sui social. La conseguenza è un ecosistema informativo polarizzato, superficiale e spesso incapace di aiutare i cittadini a comprendere problemi complessi.

B. Perché conta

Senza informazione indipendente non esiste controllo democratico reale. I cittadini votano, ma lo fanno dentro un ambiente informativo spesso manipolabile. La qualità dell’informazione condiziona la qualità della democrazia, della giustizia, della sanità, dell’economia e della politica estera.

C. La nostra soluzione

Riformare la RAI trasformandola in una fondazione pubblica indipendente, sottratta al controllo diretto dei partiti. La nuova RAI deve avere un consiglio di amministrazione selezionato con criteri di competenza, procedure di nomina trasparenti, una missione pubblica fondata su pluralismo, cultura civica, scienza, educazione e giornalismo investigativo, bilanci pubblici e leggibili, indicatori annuali di qualità e spazi obbligatori per fact-checking, educazione civica e approfondimento scientifico. Creare inoltre un Fondo nazionale per il giornalismo investigativo, finanziato da una quota del canone e assegnato da un’autorità indipendente sulla base di progetti, qualità e impatto pubblico.

E. Cosa cambia per il cittadino

Il cittadino riceve un’informazione più affidabile, più indipendente e meno condizionata dai partiti. Ha accesso a inchieste, dati, spiegazioni e contenuti educativi. La televisione pubblica torna a essere uno strumento di crescita civile, non un bottino politico.

D. Obiettivi misurabili

  • Portare l’Italia entro 5 anni tra i primi 25 Paesi nel World Press Freedom Index.
  • Ridurre le cause intimidatorie contro giornalisti.
  • Aumentare il numero di inchieste giornalistiche finanziate con fondi pubblici indipendenti.
  • Pubblicare ogni anno indicatori RAI su pluralismo, qualità dell’informazione, rettifiche, fiducia del pubblico e contenuti educativi.
  • Garantire una quota minima di programmazione annuale dedicata a scienza, Costituzione, economia, educazione finanziaria, ambiente e diritti.
Soluzione 02

Ridare scelta agli elettori, non solo ai partiti

A. Il problema

In Italia la selezione della classe politica è troppo spesso controllata dai vertici dei partiti. Gli elettori votano simboli e liste, ma in molti casi non scelgono davvero le persone che li rappresentano. Questo indebolisce la responsabilità democratica, favorisce fedeltà personali, candidature blindate e trasformismo, e riduce la qualità media della rappresentanza. Il problema riguarda anche la democrazia interna dei partiti: statuti poco incisivi, processi decisionali opachi, selezione dei candidati spesso controllata da gruppi ristretti, scarsa trasparenza su finanziamenti, conflitti d’interesse e criteri di scelta della classe dirigente.

B. Perché conta

Quando gli eletti dipendono più dalle segreterie che dagli elettori, il Parlamento rischia di rappresentare più gli equilibri interni dei partiti che la società. Questo alimenta astensione, sfiducia, distanza dalle istituzioni e percezione di una politica chiusa. Una democrazia sana deve permettere ai cittadini di conoscere, valutare e scegliere chi li rappresenta. I partiti sono essenziali alla democrazia, ma proprio per questo devono organizzare la partecipazione, non sostituirsi ad essa.

C. La nostra soluzione

Introdurre una Legge sulla democrazia interna dei partiti e sulla scelta effettiva degli eletti. La legge prevede: - procedure trasparenti per la selezione dei candidati; - primarie regolamentate, consultazioni aperte oppure collegi realmente competitivi; - limiti alle candidature blindate e alle liste completamente bloccate; - pubblicazione obbligatoria di curricula, redditi, incarichi, conflitti d’interesse e finanziamenti; - statuti democratici verificabili; - diritti effettivi di partecipazione per iscritti ed elettori registrati; - congressi, votazioni interne e decisioni principali tracciabili e controllabili; - finanziamenti politici trasparenti, tracciabili e pubblici; - regole chiare su incompatibilità, conflitti d’interesse e cumulo degli incarichi. Non si abolisce il ruolo dei partiti: li si rende più aperti, responsabili e controllabili dai cittadini. L’obiettivo è che gli elettori possano scegliere non solo il simbolo, ma anche le persone chiamate a rappresentarli.

E. Cosa cambia per il cittadino

Il cittadino non vota soltanto un simbolo, ma può conoscere e valutare le persone che chiedono di rappresentarlo. I candidati devono rispondere al territorio, spiegare competenze, impegni, finanziamenti, eventuali conflitti d’interesse e risultati. Chi partecipa alla vita di un partito ha strumenti reali per incidere su leadership, candidature e programma. Chi non è iscritto può comunque controllare dall’esterno come vengono selezionati i candidati e chi finanzia l’attività politica.

D. Obiettivi misurabili

  • Percentuale di candidati selezionati tramite primarie, consultazioni aperte o collegi competitivi.
  • Percentuale di partiti con statuti conformi a standard minimi di democrazia interna.
  • Pubblicazione online di curricula, redditi, incarichi, conflitti d’interesse e fonti di finanziamento dei candidati.
  • Riduzione delle candidature blindate e delle liste completamente bloccate.
  • Numero di iscritti ed elettori registrati coinvolti nei processi interni di selezione.
  • Pubblicazione annuale dei bilanci dei partiti in formato aperto.
  • Indice annuale di trasparenza e democrazia interna dei partiti.
  • Aumento della fiducia dei cittadini nei partiti e nel Parlamento, misurato tramite sondaggi periodici.
  • Aumento della partecipazione elettorale.
Soluzione 03

Una scuola che educa, pensa e include

A. Il problema

L’Italia investe troppo poco e in modo diseguale nel capitale umano. La scuola fatica a rispondere alla complessità educativa contemporanea: non basta trasmettere nozioni, perché bambini e ragazzi hanno bisogno di competenze linguistiche, logiche, emotive, relazionali, scientifiche e civiche. Una parte significativa degli studenti conclude il percorso con competenze fragili, forti divari territoriali e difficoltà nel leggere testi complessi, argomentare, interpretare dati e distinguere fatti da opinioni. Scuola, università, formazione e nidi sono ancora trattati troppo spesso come spesa sociale, non come infrastrutture civili ed economiche.

B. Perché conta

La scuola è la principale infrastruttura di mobilità sociale del Paese. Se non funziona, le disuguaglianze familiari e territoriali si trasmettono da una generazione all’altra. Una scuola debole produce cittadini più vulnerabili alla disinformazione, lavoratori meno qualificati, giovani meno autonomi e una società meno capace di innovare. Nidi e servizi 0–6 sostengono sviluppo cognitivo, lavoro femminile e natalità; qualità dell’insegnamento e salute mentale incidono direttamente su produttività, salari, coesione sociale e qualità democratica.

C. La nostra soluzione

Avviare una missione nazionale per una scuola che educa, pensa e include. La missione unisce qualità dell’insegnamento, educazione emotiva e relazionale, pensiero critico, filosofia e dialogo nella primaria, inglese comunicativo, tempo pieno educativo, rafforzamento della fascia 0–6, formazione e carriera dei docenti e valutazione indipendente delle innovazioni didattiche. Conserva e rafforza gli investimenti in nidi, scuola tecnica, competenze STEM, comprensione del testo, orientamento, psicologia scolastica, università e ITS. Una public option pubblica o accreditata garantisce servizi 0–6, formazione continua, competenze digitali e tecniche con standard nazionali, tariffa accessibile, piattaforma unica e priorità ai territori meno coperti, finanziata anche con risorse liberate da bonus inefficienti e spese fiscali prive di impatto. Il principio è più tempo scuola, ma soprattutto migliore qualità del tempo scuola.

E. Cosa cambia per il cittadino

I bambini trovano una scuola più ricca, attenta alla persona e capace di sviluppare autonomia, linguaggio, curiosità e pensiero critico. Le famiglie ricevono maggiore supporto educativo e organizzativo. I docenti sono sostenuti con formazione, mentoring e percorsi di crescita. Restano centrali servizi educativi accessibili, competenze tecniche e digitali, nidi, psicologia scolastica e opportunità più eque in ogni territorio.

D. Obiettivi misurabili

  • Ridurre il divario territoriale nei risultati INVALSI.
  • Portare le competenze degli studenti italiani sopra la media UE e OCSE nelle prove internazionali.
  • Ridurre la quota di studenti sotto le soglie minime in italiano, matematica e inglese.
  • Estendere il tempo pieno nella scuola primaria, con priorità alle aree più fragili.
  • Introdurre valutazioni indipendenti delle principali innovazioni educative.
  • Aumentare la partecipazione dei docenti a percorsi di formazione certificati.
  • Aumentare copertura e qualità dei servizi 0–6 per territorio.
  • Aumentare laureati STEM, diplomati ITS e accesso ai percorsi digitali e tecnici nelle aree fragili.
  • Ridurre abbandono scolastico e divari educativi e ampliare il supporto psicologico nelle scuole.
Soluzione 04

Filosofia, dialogo e pensiero critico nella scuola primaria

A. Il problema

La scuola italiana insegna molte nozioni, ma spesso dedica poco tempo a insegnare come si pensa, come si argomenta, come si ascolta, come si distingue un fatto da un’opinione e come si gestisce un dissenso. In una società attraversata da social media, propaganda, disinformazione e polarizzazione, i bambini devono imparare presto a ragionare, fare domande e discutere civilmente.

B. Perché conta

Il pensiero critico non nasce da solo: va educato. Introdurre filosofia e dialogo nella primaria non significa insegnare storia della filosofia in modo accademico, ma aiutare i bambini a formulare domande, ascoltare, spiegare le proprie ragioni, distinguere prove e opinioni, riconoscere emozioni e conflitti. Questo rafforza competenze linguistiche, civiche, democratiche e relazionali.

C. La nostra soluzione

Introdurre dalla terza primaria un’ora settimanale di “pensiero, dialogo e filosofia”. Il percorso comprende circle time argomentativo, lettura di storie e discussione guidata, dilemmi morali semplici, educazione al linguaggio, distinzione tra fatto, opinione, prova e inferenza, educazione alle emozioni, gestione non violenta del conflitto e collegamento con educazione civica. La scuola deve educare la soggettività e la relazione, non soltanto misurare prestazioni.

E. Cosa cambia per il cittadino

I bambini imparano a parlare e ascoltare meglio, gestire i conflitti, ragionare di più e riconoscere manipolazioni semplici. Nel lungo periodo, i cittadini diventano più capaci di partecipare alla vita democratica e meno vulnerabili a slogan, disinformazione e polarizzazione.

D. Obiettivi misurabili

  • Introdurre sperimentalmente filosofia e dialogo nel 20% delle scuole primarie entro 3 anni.
  • Estendere progressivamente il programma a tutte le primarie entro 10 anni.
  • Misurare gli effetti su comprensione del testo, capacità argomentativa, clima di classe e competenze civiche.
  • Formare docenti su Philosophy for Children, dialogo argomentativo ed educazione emotiva.
  • Pubblicare ogni anno una valutazione indipendente dei risultati.
Soluzione 05

Tempo pieno educativo e calendario scolastico più razionale

A. Il problema

Il tempo scuola in Italia è distribuito in modo diseguale e poco razionale. Il tempo pieno non è garantito ovunque e dipende spesso dal territorio, dalla disponibilità degli enti locali e dalle risorse delle famiglie. La lunga pausa estiva crea inoltre discontinuità educativa, difficoltà organizzative per i genitori e maggiori disuguaglianze tra chi può permettersi attività culturali e sportive e chi no.

B. Perché conta

La scuola è anche un’infrastruttura sociale, familiare e civile. Un tempo pieno di qualità può aiutare gli studenti fragili, ridurre il peso dei compiti a casa, sostenere l’occupazione dei genitori e offrire a tutti sport, arte, musica, lettura, laboratori e recupero. Più ore, però, non bastano: il pomeriggio deve essere educativo, non un parcheggio.

C. La nostra soluzione

Rendere il tempo pieno educativo un diritto nazionale progressivo nella primaria, con un’offerta ordinaria orientata alla giornata 8:30–16:30 e flessibilità locale. Il pomeriggio comprende studio assistito, lettura, sport, musica, teatro, arte, laboratori scientifici, filosofia e dialogo, recupero mirato, educazione digitale, inglese comunicativo e attività all’aperto. Riequilibrare il calendario riducendo progressivamente la lunga pausa estiva, distribuendo meglio le pause e usando giugno e inizio luglio per laboratori, sport, lettura, natura, musica, inglese e recupero. Tutelare il contratto dei docenti tramite turnazioni, personale educativo aggiuntivo e nuova organizzazione del lavoro.

E. Cosa cambia per il cittadino

Le famiglie hanno una scuola più compatibile con il lavoro. I bambini ricevono più opportunità educative indipendentemente dal reddito, gli studenti fragili hanno più tempo per recuperare e i genitori sono meno costretti a soluzioni private costose durante pomeriggi e lunghi mesi estivi.

D. Obiettivi misurabili

  • Portare il tempo pieno ad almeno il 70% delle classi della primaria entro 5 anni.
  • Arrivare almeno all’85% entro 10 anni.
  • Dare priorità alle regioni oggi più scoperte.
  • Sperimentare un calendario scolastico riequilibrato in almeno 5 regioni.
  • Ridurre i divari di apprendimento tra studenti avvantaggiati e svantaggiati.
  • Valutare l’impatto su apprendimento, occupazione femminile, benessere familiare e partecipazione ad attività culturali e sportive.
Soluzione 06

Formare, sostenere e valorizzare meglio i docenti

A. Il problema

La qualità dell’insegnamento è una delle variabili più importanti per l’apprendimento, ma in Italia i docenti sono spesso poco sostenuti, poco valorizzati e inseriti in una carriera quasi piatta. La formazione continua è diseguale, il mentoring dei nuovi docenti è insufficiente e le competenze relazionali, comunicative, emotive e didattiche non sempre ricevono l’attenzione necessaria.

B. Perché conta

Un buon docente può cambiare il percorso di vita di uno studente. La scuola non migliora soltanto modificando i programmi: migliora quando gli insegnanti hanno strumenti, tempo, formazione, riconoscimento, supporto e possibilità di crescita professionale. La relazione educativa è parte integrante dell’apprendimento.

C. La nostra soluzione

Riformare selezione, formazione e carriera dei docenti con tirocinio serio e osservato, mentoring obbligatorio nei primi tre anni, formazione su didattica efficace, gestione della classe, educazione emotiva e relazionale e inclusione, osservazione tra pari, coaching didattico e valutazione formativa non punitiva. Introdurre progressioni economiche legate a competenza, responsabilità e formazione e ruoli differenziati come docente esperto, tutor, formatore e coordinatore pedagogico. Il principio è valorizzare i docenti migliori e aiutare tutti a migliorare.

E. Cosa cambia per il cittadino

Gli studenti incontrano insegnanti più preparati, sostenuti e capaci di motivare. Le famiglie trovano una scuola più professionale. I docenti ricevono riconoscimento e prospettive di crescita, rendendo la qualità della scuola meno casuale e più sistemica.

D. Obiettivi misurabili

  • Introdurre mentoring obbligatorio per tutti i neo-docenti.
  • Garantire formazione certificata annuale su didattica, inclusione e gestione della classe.
  • Creare almeno tre livelli di carriera docente.
  • Aumentare la retribuzione dei docenti con funzioni di tutoraggio e responsabilità didattica.
  • Valutare l’impatto della formazione su risultati, benessere scolastico e abbandono.
Soluzione 07

Alfabetizzazione civica, scientifica e statistica degli adulti

A. Il problema

L’Italia non ha soltanto un problema scolastico: ha anche un problema di competenze adulte. Una quota rilevante della popolazione adulta fatica a comprendere testi complessi, interpretare dati, valutare rischi, distinguere fatti da opinioni e orientarsi in questioni economiche, sanitarie, scientifiche e istituzionali. Questo limita la qualità del dibattito pubblico, rende i cittadini più vulnerabili alla propaganda e riduce la capacità collettiva del Paese di prendere decisioni razionali.

B. Perché conta

Una democrazia complessa richiede cittadini capaci di comprendere testi, statistiche, contratti, bollette, mutui, notizie, rischi sanitari, transizione energetica, finanza pubblica e programmi politici. Senza competenze civiche, scientifiche e statistiche diffuse, il confronto pubblico si degrada in slogan, paura, tribalismo e manipolazione.

C. La nostra soluzione

Creare una Missione nazionale di alfabetizzazione civica, scientifica e statistica degli adulti, distinta dalla scuola ordinaria. La missione offre corsi gratuiti serali e online e moduli brevi certificati su educazione civica pratica, comprensione del testo, matematica quotidiana, alfabetizzazione finanziaria, salute pubblica, clima ed energia, uso consapevole dell’intelligenza artificiale, media literacy e riconoscimento della disinformazione. I percorsi sono accessibili tramite biblioteche, università popolari, Comuni, scuole serali, piattaforme digitali pubbliche, centri per l’impiego e aziende.

E. Cosa cambia per il cittadino

Il cittadino capisce meglio contratti, bollette, mutui, notizie, rischi sanitari, programmi politici e decisioni pubbliche. Diventa meno dipendente da intermediari, social media, televisione urlata e propaganda. Può difendere meglio i propri interessi e partecipare alla vita democratica con maggiore consapevolezza.

D. Obiettivi misurabili

  • Portare entro 10 anni i punteggi italiani nelle indagini internazionali sulle competenze adulte almeno alla media OCSE.
  • Raddoppiare la partecipazione degli adulti a programmi certificati di formazione continua.
  • Creare un indicatore nazionale annuale di competenze civiche, scientifiche e digitali.
  • Offrire almeno un modulo gratuito all’anno a ogni cittadino adulto.
  • Integrare questi percorsi nei programmi di politiche attive del lavoro.
Soluzione 08

Missione Energia Prezzi Bassi: dimezzare il costo dell’elettricità

A. Il problema

Il costo elevato e instabile dell’elettricità è stato uno dei principali freni alla crescita italiana. Famiglie e imprese pagano l’effetto combinato di dipendenza dal gas, oneri in bolletta, lentezza autorizzativa, congestioni di rete, insufficiente capacità rinnovabile e mancanza di contratti industriali di lungo periodo. Questa non è una fatalità: le tecnologie pulite sono ormai mature e in molti casi più convenienti delle fonti fossili.

B. Perché conta

Energia cara significa salari reali più bassi, imprese meno competitive, investimenti rinviati, perdita di manifattura e maggiore vulnerabilità agli shock geopolitici. IRENA documenta che solare ed eolico sono ormai tra le fonti più economiche di nuova generazione elettrica e che sistemi rinnovabili con accumuli possono fornire elettricità continua a costi competitivi con i fossili nelle aree con buone risorse. L’Italia deve smettere di subire il prezzo dell’energia come un vincolo esterno e trasformarlo in un vantaggio competitivo nazionale.

C. La nostra soluzione

Istituire una Missione Energia Prezzi Bassi con obiettivo esplicito: dimezzare entro cinque anni il costo effettivo dell’elettricità per famiglie, PMI e industria, e portare gli utenti energivori strategici verso contratti finali nell’ordine di 60-70 €/MWh. La missione usa aste competitive, contratti pubblici di lungo periodo, riduzione degli oneri impropri, accelerazione di rinnovabili e accumuli, maggiore capacità di rete e riforma della fiscalità energetica per rendere conveniente l’elettrificazione rispetto ai combustibili fossili.

E. Cosa cambia per il cittadino

Bollette più basse, maggiore stabilità nei prezzi, più potere d’acquisto e più lavoro industriale. Le imprese energivore possono investire in Italia invece di delocalizzare. Le famiglie possono elettrificare riscaldamento, mobilità e consumi senza essere penalizzate da una fiscalità contraddittoria.

D. Obiettivi misurabili

  • Riduzione del 50% del costo medio effettivo dell’elettricità entro 5 anni.
  • Contratti a lungo termine per industrie energivore strategiche nell’ordine di 60-70 €/MWh.
  • Riduzione della volatilità trimestrale delle bollette.
  • Riduzione del differenziale di prezzo elettrico tra Italia e Paesi europei più competitivi.
  • Riforma degli oneri in bolletta, spostando progressivamente componenti improprie sulla fiscalità generale.
  • Rapporto annuale pubblico su prezzi finali per famiglie, PMI, industria energivora e industria non energivora.
Soluzione 09

Un Ministero dell’Energia e un GSE acquirente pubblico di elettricità pulita

A. Il problema

La politica energetica italiana è frammentata tra ministeri, autorità, società pubbliche, Regioni, gestori di rete e strumenti finanziari non sempre coordinati. Questa frammentazione rallenta autorizzazioni, investimenti, reti, contratti industriali e sviluppo delle filiere nazionali. Nel frattempo, famiglie e imprese restano esposte a mercati fossili instabili.

B. Perché conta

La transizione energetica non è solo ambientale: è politica industriale, sicurezza nazionale, politica sociale e strategia macroeconomica. IRENA sottolinea che il vantaggio delle rinnovabili non è solo economico ma anche strategico, perché riduce esposizione a volatilità dei combustibili e shock geopolitici. Senza una regia unica, l’Italia rischia di avere molti obiettivi formali ma poca capacità di esecuzione.

C. La nostra soluzione

Costituire un Ministero dell’Energia con poteri di coordinamento su sicurezza energetica, elettrificazione, reti, accumuli, autorizzazioni, GSE, Terna, ARERA, ENEL, ENI, CDP e Banca delle Missioni. Rafforzare il GSE come acquirente pubblico strategico: il GSE organizza aste al ribasso per comprare elettricità rinnovabile con contratti a 20 anni e la rimette sul mercato tramite contratti stabili e competitivi per famiglie vulnerabili, PMI, servizi pubblici essenziali e industrie energivore strategiche.

E. Cosa cambia per il cittadino

Meno improvvisazione, più responsabilità pubblica e più sicurezza sui prezzi. Il cittadino vede una politica energetica misurabile: chi decide, quali obiettivi deve raggiungere, quali prezzi ottiene e quali investimenti sblocca.

D. Obiettivi misurabili

  • Istituzione del Ministero dell’Energia entro 12 mesi.
  • Piano nazionale energia-prezzi pubblicato ogni anno.
  • Aste GSE ventennali per nuova capacità rinnovabile e accumuli.
  • Quota crescente della domanda energivora strategica coperta da contratti pubblici o para-pubblici di lungo periodo.
  • Riduzione del costo del capitale per nuovi impianti grazie a contratti stabili.
  • Dashboard pubblica su aste, prezzi aggiudicati, capacità contrattualizzata e beneficiari.
Soluzione 10

Accelerare l’elettrificazione di trasporti, calore e industria

A. Il problema

L’Italia continua a tassare e regolare l’energia in modo contraddittorio: l’elettricità pulita viene spesso caricata di oneri più pesanti rispetto ai combustibili fossili, mentre pompe di calore, veicoli elettrici, processi industriali elettrificati e autoconsumo restano frenati da costi iniziali, burocrazia e incertezza.

B. Perché conta

L’elettrificazione è il modo più efficiente per ridurre import fossile, emissioni e costi operativi in molti usi finali. Ma funziona solo se l’elettricità costa poco, è pulita e non viene penalizzata fiscalmente rispetto al gas. IRENA mostra che il costo dell’elettricità rinnovabile, anche con accumuli, sta diventando competitivo con le fonti fossili: questo rende ancora più urgente spostare consumi finali da gas e petrolio verso elettricità pulita.

C. La nostra soluzione

Riformare la fiscalità energetica e gli oneri di sistema per rendere l’elettrificazione economicamente conveniente. Sostenere pompe di calore, accumuli domestici e industriali, ricarica intelligente, flotte elettriche, elettrificazione dei processi industriali, recupero di calore, demand response e autoconsumo. Collegare ogni incentivo a risparmio energetico misurato, riduzione delle emissioni di ciclo vita e riduzione della dipendenza da combustibili importati.

E. Cosa cambia per il cittadino

Case più efficienti, trasporti meno costosi, aria migliore nelle città, imprese meno dipendenti dal gas e bollette più prevedibili. Il cittadino non viene spinto verso l’elettrico con obblighi astratti, ma con convenienza reale.

D. Obiettivi misurabili

  • Riduzione progressiva del rapporto tra oneri sull’elettricità e oneri sul gas.
  • Aumento annuale di pompe di calore installate.
  • Aumento di veicoli elettrici e infrastrutture di ricarica intelligente.
  • Quota crescente di consumi termici e industriali elettrificati.
  • Riduzione del consumo finale di gas negli edifici e nell’industria.
  • Misurazione annuale di emissioni evitate, import fossile evitato e risparmio economico per famiglie e imprese.
Soluzione 11

Piano Energia Mediterraneo: idrogeno, ammoniaca a basse emissioni e alleanze industriali

A. Il problema

L’Italia rischia di affrontare la transizione energetica solo come questione interna, mentre la sicurezza energetica del XXI secolo si giocherà anche su combustibili e molecole a basse emissioni: idrogeno, ammoniaca, metanolo, carburanti sintetici e derivati per industria pesante, chimica, fertilizzanti, trasporti marittimi e stoccaggio stagionale. Senza una strategia mediterranea, il Paese passerà dalla dipendenza da gas e petrolio importati alla dipendenza da tecnologie, combustibili puliti e catene di fornitura controllate da altri.

B. Perché conta

L’Italia è geograficamente il ponte naturale tra Europa e Nord Africa. Algeria, Tunisia e Libia dispongono di grandi risorse solari, spazi, infrastrutture energetiche, relazioni storiche con l’Italia e potenziale di esportazione verso l’Europa. Se l’Italia non guida questa trasformazione, altri Paesi costruiranno i corridoi energetici mediterranei e l’Italia resterà un semplice territorio di transito.

C. La nostra soluzione

Lanciare un Piano Strategico Italiano Mediterraneo per creare, insieme ad Algeria, Tunisia e Libia, poli di produzione di energia rinnovabile, idrogeno, ammoniaca, metanolo e combustibili sintetici a basse emissioni con partecipazione industriale italiana. Il modello deve ispirarsi ai grandi progetti internazionali come NEOM Green Hydrogen e Yanbu: consorzi pubblico-privati, partecipazione di imprese energetiche e manifatturiere, contratti di acquisto di lungo periodo, export terminal, desalinizzazione alimentata da rinnovabili, elettrolizzatori, ammoniaca, logistica portuale e connessioni con la rete europea. L’Italia deve coinvolgere ENI, Enel, Snam, Terna, Fincantieri, Ansaldo, Maire, Saipem, CDP, SACE, Banca delle Missioni, università e imprese della filiera per costruire joint venture paritarie e non puramente estrattive.

E. Cosa cambia per il cittadino

Più sicurezza energetica, più industria italiana, più lavoro qualificato e minore dipendenza da fornitori instabili. Le imprese energivore possono accedere a combustibili a basse emissioni per decarbonizzare processi difficili da elettrificare. Il Mezzogiorno, la Sicilia e la Sardegna diventano piattaforme industriali e logistiche del nuovo Mediterraneo energetico.

D. Obiettivi misurabili

  • Creare entro 18 mesi una task force Energia Mediterranea presso il nuovo Ministero dell’Energia.
  • Firmare accordi quadro industriali con Algeria, Tunisia e Libia entro 24 mesi.
  • Promuovere almeno tre joint venture mediterranee a partecipazione italiana per idrogeno, ammoniaca a basse emissioni o e-fuels entro 36 mesi.
  • Collegare i progetti al SoutH2 Corridor e agli hub portuali italiani del Sud.
  • Definire contratti di acquisto di lungo periodo per industrie italiane hard-to-abate.
  • Sviluppare capacità italiana in elettrolizzatori, compressione, ammoniaca, desalinizzazione, porti, cantieristica, reti e logistica.
  • Garantire criteri ESG vincolanti: uso responsabile dell’acqua, quote di valore aggiunto locale, formazione tecnica, occupazione nei Paesi partner, tutela ambientale e trasparenza contrattuale.
  • Ridurre progressivamente l’uso di gas fossile nei settori industriali che possono passare a idrogeno, ammoniaca o combustibili sintetici a basse emissioni.
Soluzione 12

Aprire mercati, ridurre posizioni protette, premiare chi innova

A. Il problema

Settori protetti, concessioni sottovalutate, licenze chiuse e protezioni settoriali riducono concorrenza, produttività e mobilità sociale.

B. Perché conta

La difesa di benefici particolari impone costi collettivi. Una politica industriale moderna non protegge posizioni acquisite: premia imprese che investono, innovano, assumono e competono.

C. La nostra soluzione

Aprire progressivamente i mercati protetti, rivedere le concessioni sottovalutate, eliminare incentivi senza addizionalità e concentrare il sostegno su imprese che aumentano produttività, salari, innovazione e prestazioni ambientali.

E. Cosa cambia per il cittadino

Prezzi e servizi più competitivi, opportunità più aperte e risorse concentrate sulle imprese che creano valore. Lo Stato deve aiutare chi crea valore, non chi conserva vantaggi non giustificati.

D. Obiettivi misurabili

  • Concessioni pubbliche con canoni allineati al valore economico.
  • Gare trasparenti per beni pubblici scarsi.
  • Incentivi condizionati ad addizionalità e investimenti.
  • Crediti d’imposta valutati ex post.
  • Aumento della produttività per addetto.
  • Più concorrenza nei settori protetti.
Soluzione 13

Missioni industriali per reindustrializzare l’Italia

A. Il problema

Produttività stagnante, investimenti insufficienti e perdita di capacità manifatturiera indeboliscono le filiere strategiche italiane.

B. Perché conta

Senza una base produttiva avanzata l’Italia perde lavoro qualificato, autonomia tecnologica, capacità di esportazione e sicurezza economica. La bassa produttività italiana è aggravata da giustizia lenta, piccola dimensione media delle imprese, scarsa managerializzazione, burocrazia e debole collegamento tra formazione e lavoro.

C. La nostra soluzione

Concentrare Transizione 5.0, appalti innovativi, garanzie e investimenti su crescita dimensionale delle PMI, trasferimento tecnologico, brevetti, reshoring e filiere strategiche: batterie, semiconduttori, acciaio a basse emissioni, chimica e ceramica efficienti, automotive elettrico e tecnologie per la decarbonizzazione.

E. Cosa cambia per il cittadino

Più lavoro qualificato, imprese competitive e filiere produttive capaci di creare valore e sicurezza economica nel Paese.

D. Obiettivi misurabili

  • Crescita della produttività e della dimensione media delle PMI.
  • Investimenti privati attivati da ogni euro pubblico.
  • Nuovi impianti e filiere strategiche.
  • Più brevetti e trasferimenti tecnologici.
  • Più occupazione qualificata ed export tecnologico.
Soluzione 14

Un’IA europea, plurale e autonoma

A. Il problema

L’Italia e l’Europa stanno adottando in massa sistemi di intelligenza artificiale sviluppati prevalentemente negli Stati Uniti e in Cina. Questi modelli non sono strumenti neutrali: riflettono dati, priorità industriali, criteri di moderazione, visioni politiche e assunzioni culturali dei contesti in cui sono stati progettati. Studi recenti mostrano che i grandi modelli linguistici possono incorporare bias culturali, ideologici e linguistici. Il rischio non è solo tecnico, ma democratico: se milioni di cittadini, studenti, imprese e amministrazioni usano gli stessi modelli globali, l’IA può produrre una progressiva omogeneizzazione del pensiero, del linguaggio e delle categorie culturali. La questione non riguarda solo l’autonomia industriale, ma anche il controllo democratico delle infrastrutture cognitive. Come sottolinea l’enciclica Magnifica Humanitas, nel contesto digitale il controllo delle piattaforme, dei dati e della capacità di calcolo è spesso concentrato in grandi attori economici e tecnologici, capaci di fissare le condizioni di accesso, visibilità e partecipazione. Questa concentrazione può generare nuove dipendenze, esclusioni, manipolazioni e disuguaglianze.

B. Perché conta

L’Europa non può limitarsi a regolare l’IA prodotta altrove. Deve anche saperla costruire, adattare e controllare. Senza modelli europei competitivi, rischiamo una nuova dipendenza strategica: dati europei, cittadini europei e pubbliche amministrazioni europee saranno serviti da infrastrutture cognitive progettate secondo valori, interessi e priorità non europee. Questo è particolarmente importante per scuola, giustizia, sanità, pubblica amministrazione, informazione civica e servizi sociali, dove una risposta apparentemente tecnica può incorporare visioni implicite su diritti, famiglia, lavoro, Stato, mercato, privacy, responsabilità individuale e solidarietà collettiva.

C. La nostra soluzione

Synedrion propone una strategia italiana ed europea per costruire una pluralità di modelli di IA europei, aperti, verificabili e culturalmente localizzati: sostenere modelli fondazionali europei open-source e open-weight, come EuroLLM, OpenEuroLLM e TrustLLM; creare un programma italiano per adattarli al contesto giuridico, amministrativo, linguistico e culturale nazionale; finanziare modelli specializzati per scuola, pubblica amministrazione, sanità, giustizia, imprese e patrimonio culturale; evitare un unico modello europeo ufficiale, promuovendo un ecosistema pluralistico di modelli diversi, comparabili e auditabili; utilizzare supercalcolo europeo, dati pubblici di qualità e partenariati con università, CNR, centri di ricerca, startup e imprese italiane. La strategia europea per l’IA deve quindi essere anche una strategia anti-monopolistica e democratica: accesso equo alla capacità computazionale, infrastrutture pubbliche e aperte, modelli contestabili, standard trasparenti e partecipazione di università, imprese, società civile e comunità locali nella definizione dei criteri di sviluppo.

E. Cosa cambia per il cittadino

Il cittadino potrà usare strumenti di IA che capiscono meglio il contesto italiano: norme, lingua, amministrazione, scuola, sanità, cultura, storia e sensibilità sociali. Un assistente pubblico digitale non risponderà più come se il cittadino vivesse in California o in un ordinamento di common law, ma sarà progettato per il diritto italiano, la pubblica amministrazione italiana, i servizi europei, il GDPR e le specificità linguistiche del nostro Paese.

D. Obiettivi misurabili

  • Entro il 2028, almeno 3 modelli europei open-source o open-weight adottabili dalla PA italiana.
  • Almeno 1 modello nazionale adattato al contesto italiano per i servizi pubblici digitali.
  • Almeno 5 casi pilota in sanità, scuola, giustizia, PA e cultura.
  • Riduzione misurabile del bias culturale rispetto a modelli extraeuropei di riferimento.
  • Pubblicazione annuale di benchmark indipendenti su accuratezza, sicurezza, bias e qualità linguistica.
  • Entro il 2028, creare almeno una infrastruttura pubblica o pubblico-privata europea di calcolo e modelli IA accessibile a università, startup, PMI, pubbliche amministrazioni e progetti civici, con criteri trasparenti di accesso e rendicontazione.
Soluzione 15

Alfabetizzazione all’IA per cittadini, scuole e pubblica amministrazione

A. Il problema

L’IA sta entrando nella vita quotidiana prima che cittadini, studenti, insegnanti, funzionari pubblici e professionisti abbiano sviluppato strumenti critici adeguati. Molte persone usano chatbot e assistenti digitali come se fossero fonti neutrali, senza comprenderne limiti, allucinazioni, bias, dipendenza dai dati, opacità dei modelli e rischi di manipolazione. L’IA può indebolire il giudizio personale quando abitua a risposte immediate e apparentemente oggettive. Può anche simulare comunicazione, empatia e accompagnamento, creando l’illusione di una relazione personale. Questo è particolarmente delicato per minori, anziani, persone sole o fragili.

B. Perché conta

Una società che non comprende l’IA rischia di subirla. L’alfabetizzazione digitale tradizionale non basta più: serve una nuova educazione civica dell’IA. Il tema riguarda democrazia, lavoro, scuola, informazione, privacy, salute mentale e capacità dei cittadini di distinguere tra supporto utile, manipolazione, errore e propaganda automatizzata.

C. La nostra soluzione

Synedrion propone un Programma Nazionale di Alfabetizzazione all’IA articolato su tre livelli: nella scuola, moduli obbligatori su IA, bias, dati, privacy, fonti, pensiero critico e uso responsabile; nella pubblica amministrazione, formazione obbligatoria per i funzionari che usano l’IA nei procedimenti pubblici; per i cittadini adulti, corsi gratuiti online e presso biblioteche, università popolari, comuni e centri civici. Il programma non insegna soltanto come usare un chatbot, ma come ragionare criticamente con strumenti di IA: verificare fonti, riconoscere bias, proteggere dati personali, distinguere suggerimenti da decisioni ed evitare dipendenze cognitive. I programmi di alfabetizzazione devono includere moduli specifici su delega cognitiva, dipendenza da assistenti artificiali, riconoscimento delle simulazioni di empatia, tutela dei minori e uso dell’IA nei contesti di cura. L’obiettivo non è creare rifiuto della tecnologia, ma educare a un uso adulto, sobrio e consapevole.

E. Cosa cambia per il cittadino

Gli studenti imparano a usare l’IA senza perdere capacità di scrittura, ragionamento e giudizio. I cittadini capiscono quando una risposta automatica è utile e quando va verificata. I dipendenti pubblici evitano di delegare decisioni sensibili a sistemi opachi. Le famiglie hanno strumenti per accompagnare l’uso dell’IA da parte dei minori.

D. Obiettivi misurabili

  • Entro il 2029, almeno il 60% degli adulti raggiunto da corsi base o campagne certificate di alfabetizzazione all’IA.
  • Moduli sull’IA introdotti in tutte le scuole secondarie.
  • Formazione obbligatoria per il 90% dei funzionari pubblici che usano sistemi di IA.
  • Test annuali su competenze digitali e capacità di riconoscere bias o allucinazioni.
  • Riduzione misurabile degli errori nell’uso dell’IA nei procedimenti pubblici.
  • Entro il 2028, introdurre in tutte le scuole secondarie un modulo su IA, relazione umana, dipendenza digitale, simulazione dell’empatia e protezione del giudizio personale.
Soluzione 16

IA per lingue, cultura, territori e patrimonio italiano

A. Il problema

L’IA rischia di rafforzare le lingue dominanti e marginalizzare lingue minoritarie, dialetti, archivi locali e patrimoni culturali non digitalizzati. Anche in Europa molte lingue sono sottorappresentate nei modelli aperti e commerciali. La cultura italiana non è rappresentata soltanto dai grandi capolavori universalmente noti. È fatta anche di archivi locali, tradizioni orali, dialetti, artigianato, cucina regionale, feste popolari, saperi tecnici, paesaggi culturali e memorie territoriali. Questi contenuti sono spesso poco digitalizzati, scarsamente interoperabili e quasi assenti nei grandi modelli linguistici internazionali.

B. Perché conta

La lingua non è solo uno strumento di comunicazione: è memoria, identità, diritto di accesso, patrimonio e partecipazione democratica. Se l’IA funziona bene solo in inglese o in poche grandi lingue, milioni di cittadini diventano utenti di serie B. Per l’Italia il tema è ancora più ampio: italiano standard, dialetti, lingue minoritarie, archivi storici, biblioteche, musei, comuni, tradizioni locali e patrimonio artistico possono diventare una risorsa strategica per l’IA culturale europea. Il rischio non è solo perdere contenuti culturali, ma essere assorbiti in un linguaggio digitale unico che traduce ogni esperienza in dati, prestazioni e categorie standardizzate. Una politica italiana dell’IA culturale deve quindi proteggere la pluralità delle lingue, dei territori, delle memorie e delle forme di vita.

C. La nostra soluzione

Synedrion propone un programma IA Cultura Italia, dedicato alla digitalizzazione, preservazione e valorizzazione del patrimonio linguistico e culturale italiano. Il programma crea modelli e dataset per italiano, dialetti e lingue minoritarie riconosciute; digitalizza archivi comunali, museali, bibliotecari e storici; sviluppa assistenti di IA per musei, turismo culturale, scuole e biblioteche; sostiene strumenti di traduzione e accessibilità per cittadini stranieri e comunità locali; crea borse di studio e bandi per università, CNR, accademie, fondazioni culturali e startup. Il programma deve includere una linea specifica per il patrimonio immateriale: interviste, video, audio, documentazione di tecniche artigianali, rituali, musiche popolari, ricette tradizionali, feste locali e saperi legati al territorio. L’obiettivo è trasformare la memoria culturale viva in risorse digitali accessibili, rispettose delle comunità e utilizzabili anche per sistemi IA educativi, turistici e culturali. Il programma deve essere costruito con le comunità locali, non solo per le comunità locali. La digitalizzazione del patrimonio culturale deve evitare l’estrazione dei dati culturali senza restituzione sociale: archivi, dialetti, tradizioni, pratiche artigianali e memorie territoriali devono restare accessibili alle comunità che li hanno generati.

E. Cosa cambia per il cittadino

I cittadini potranno accedere più facilmente al patrimonio storico e culturale del proprio territorio. Le scuole avranno strumenti didattici migliori. I piccoli comuni potranno valorizzare archivi, tradizioni e turismo culturale. Le lingue minoritarie avranno strumenti digitali moderni per sopravvivere e trasmettersi.

D. Obiettivi misurabili

  • Entro il 2028, documentare almeno 500 pratiche di patrimonio immateriale italiano, distribuite per regione e validate con il coinvolgimento delle comunità locali.
  • Entro il 2030, almeno 10 lingue minoritarie o dialetti italiani supportati da strumenti di IA dedicati.
  • Digitalizzazione di almeno 1.000 archivi culturali locali.
  • Almeno 500 musei, biblioteche o comuni dotati di assistenti di IA culturali.
  • Creazione di dataset pubblici per il patrimonio culturale italiano.
  • Aumento misurabile dell’accesso digitale ai contenuti culturali locali.
Soluzione 17

Un Patto Umanistico per l’IA

A. Il problema

L’intelligenza artificiale viene spesso presentata come una forza inevitabile, neutrale e puramente tecnica. In realtà, ogni sistema di IA incorpora scelte umane: quali dati usare, che cosa ottimizzare, quali errori tollerare, quali persone proteggere, quali rischi considerare accettabili. Il rischio non è solo che l’IA venga usata male, ma che si affermi un paradigma tecnocratico in cui efficienza, controllo, profitto e prestazione diventano i criteri dominanti per giudicare persone, istituzioni e società. In questo scenario, la persona può essere ridotta a dato, profilo, punteggio, funzione o previsione statistica. L’enciclica Magnifica Humanitas richiama proprio questo pericolo: la tecnica non è un semplice strumento quando diventa il criterio che decide che cosa conta e che cosa può essere scartato. L’IA, se non governata, può rafforzare concentrazioni di potere, nuove dipendenze, manipolazioni, esclusioni e disuguaglianze.

B. Perché conta

Una società democratica non può delegare a sistemi opachi decisioni che riguardano lavoro, credito, servizi pubblici, reputazione, informazione, salute, educazione e libertà personale. Quando un algoritmo decide chi è affidabile, chi merita assistenza, chi è sospetto, chi è adatto a un lavoro o chi deve essere escluso da un servizio, non siamo più davanti a un problema tecnico: siamo davanti a una questione di giustizia, responsabilità politica e dignità umana. L’IA può essere un aiuto prezioso, ma non deve sostituire coscienza, giudizio, relazione, responsabilità, compassione e capacità di cura. Un sistema può simulare empatia, ma non possiede esperienza, corpo, coscienza morale, responsabilità o capacità di assumere su di sé le conseguenze delle decisioni.

C. La nostra soluzione

Synedrion propone un Patto Umanistico per l’IA, fondato su cinque principi operativi. 1. Primato della persona Nessun sistema di IA deve trattare l’essere umano come semplice dato, profilo, punteggio o funzione. Nei settori sensibili deve restare sempre identificabile un responsabile umano. 2. Accountability e contestabilità Ogni decisione automatizzata che incide su diritti, opportunità, reputazione, accesso a servizi o condizioni economiche deve poter essere spiegata, contestata e corretta. 3. IA come bene comune digitale Dati, modelli, infrastrutture e capacità computazionale non possono essere concentrati solo in poche mani private. L’Italia e l’Europa devono garantire accesso equo a tecnologie, formazione e infrastrutture pubbliche. 4. Sostenibilità ambientale dell’IA Ogni grande sistema di IA usato dalla pubblica amministrazione deve dichiarare consumi energetici, uso d’acqua, emissioni e criteri di efficienza ambientale. 5. Tutela della relazione umana Nei servizi educativi, sanitari, sociali e di cura, l’IA deve assistere le persone, non sostituire la relazione umana. Particolare attenzione va posta a minori, anziani, persone sole e soggetti fragili.

E. Cosa cambia per il cittadino

Il cittadino non sarà costretto a subire decisioni automatizzate senza sapere chi ne risponde. Avrà diritto a spiegazione, revisione umana e possibilità di ricorso. La pubblica amministrazione potrà usare l’IA per semplificare servizi, ridurre tempi e migliorare accessibilità, ma senza trasformare il cittadino in un fascicolo automatizzato senza volto. Nella scuola, nella sanità, nei servizi sociali e nella cura degli anziani, l’IA sarà uno strumento di supporto, non un sostituto della presenza umana. La tecnologia dovrà aumentare la capacità di cura, non impoverirla.

D. Obiettivi misurabili

  • Entro il 2027:
  • introdurre una Carta nazionale dei diritti del cittadino davanti all’IA;
  • istituire obblighi di spiegazione, revisione umana e ricorso per decisioni automatizzate ad alto impatto;
  • creare un registro pubblico dei sistemi IA usati dalla pubblica amministrazione;
  • richiedere valutazioni d’impatto umano, sociale e ambientale per tutti i sistemi IA pubblici ad alto rischio;
  • prevedere audit indipendenti annuali per i sistemi usati in lavoro, credito, sanità, scuola, sicurezza, welfare e servizi pubblici.
  • Entro il 2028:
  • garantire formazione obbligatoria sull’etica dell’IA per funzionari pubblici, dirigenti scolastici, operatori sanitari e responsabili dei servizi sociali;
  • pubblicare indicatori di consumo energetico e ambientale per i principali sistemi IA usati dalla PA;
  • istituire un organismo indipendente per la vigilanza sui sistemi IA pubblici ad alto impatto;
  • assicurare che il 100% dei sistemi IA pubblici sensibili preveda supervisione umana effettiva e canali di contestazione.
Soluzione 18

Una Banca delle Missioni per finanziare il futuro

A. Il problema

Troppo spesso lo Stato spende senza misurare il ritorno pubblico degli investimenti. CDP, Invitalia, SACE e fondi PNRR dispongono di strumenti importanti, ma agiscono spesso in modo frammentato e sostengono imprese senza chiedere impegni verificabili.

B. Perché conta

Quando il settore pubblico assume rischi tecnologici e industriali, deve orientare gli investimenti verso obiettivi collettivi e condividere anche i ritorni. Senza coordinamento, condizionalità e indicatori pubblici, gli incentivi diventano sussidi senza capacità produttiva aggiuntiva. Nota di attribuzione: “Banca delle Missioni” è una denominazione Synedrion. La proposta si ispira alla letteratura di Mariana Mazzucato sulle mission-oriented development banks e la adatta al contesto italiano. Nei lavori su KfW, BNDES e Scottish National Investment Bank, Mazzucato e Macfarlane sostengono che le banche pubbliche possono mobilitare capitale paziente di lungo periodo e contribuire a creare o orientare mercati verso grandi sfide sociali, ambientali ed economiche.

C. La nostra soluzione

Creare una Banca Nazionale per le Missioni che coordini CDP, Invitalia, SACE e strumenti PNRR attorno a portafogli di missione: energia, industria pulita e competitiva, Mezzogiorno, salute, cura, scuola, tecnologia e modernizzazione ambientale. Capitale paziente, garanzie, prestiti, partecipazioni, appalti innovativi, equity temporanea, venture debt, royalties, fondi di fondi e contratti di ritorno pubblico devono mobilitare investimenti privati verso missioni industriali e sociali verificabili. Ogni investimento deve avere addizionalità, obiettivi misurabili e trasparenza sui risultati; ogni sostegno rilevante deve essere sottoposto a valutazione ex post e condizionato a occupazione stabile, formazione, innovazione, decarbonizzazione e permanenza produttiva. I ritorni pubblici devono essere pubblicati e reinvestiti in nuove missioni.

E. Cosa cambia per il cittadino

Meno incentivi non condizionati a risultati, più trasparenza e investimenti capaci di creare lavoro, innovazione e infrastrutture. Il denaro pubblico costruisce capacità produttiva nazionale e i risultati sono verificabili da tutti. Il cittadino non finanzia solo il rischio: beneficia anche dei risultati. Una banca pubblica mission-oriented può trasformare risparmio pubblico e capitale privato in lavoro qualificato, servizi migliori, tecnologie utili, energia più sicura e investimenti territoriali.

D. Obiettivi misurabili

  • Capitale privato mobilitato per ogni euro pubblico.
  • Quota di investimenti con addizionalità verificata.
  • Portafogli di missione finanziati per energia, industria, Sud, salute e competenze.
  • Imprese beneficiarie e impegni monitorati.
  • Posti di lavoro creati o stabilizzati.
  • Emissioni evitate e innovazioni prodotte.
  • Ritorni pubblici ottenuti tramite equity, royalties o rientri finanziari.
  • Quota dei ritorni reinvestita in nuove missioni.
  • Risultati pubblicati in dashboard annuale.
  • Riduzione dei tempi di finanziamento per progetti strategici.
Soluzione 19

Una revisione nazionale delle spese fiscali per finanziare il futuro

A. Il problema

L’Italia distribuisce ogni anno una quantità enorme di risorse attraverso agevolazioni, bonus, regimi speciali e detrazioni spesso stratificati, poco trasparenti e scarsamente valutati. Una parte protegge interessi organizzati più che creare crescita, equità o produttività.

B. Perché conta

Le agevolazioni fiscali sono aumentate da 466 a 625 tra il 2018 e il 2024 e la perdita di gettito da 54 a 105 miliardi. I risparmi recenti, circa 250 milioni, mostrano che il problema non è la mancanza assoluta di risorse, ma la loro cattiva allocazione.

C. La nostra soluzione

Istituire una revisione permanente delle spese fiscali: ogni agevolazione deve avere finalità, scadenza, valutazione indipendente ex ante ed ex post e beneficio pubblico misurabile. Le misure inefficaci, regressive o settoriali non giustificate vanno eliminate o rese mirate; le risorse recuperate finanziano missioni industriali e sociali su lavoro, nidi, scuola, sanità, energia e investimenti produttivi.

E. Cosa cambia per il cittadino

Meno spese inefficienti e agevolazioni opache. Più risorse per ridurre le tasse sul lavoro, finanziare servizi essenziali e investire nel futuro senza nuovo debito sui giovani. Ogni agevolazione deve dimostrare il proprio valore pubblico.

D. Obiettivi misurabili

  • Revisione annuale delle agevolazioni superiori a 100 milioni.
  • Sunset clause per ogni nuova agevolazione.
  • Registro pubblico delle spese fiscali.
  • Recupero progressivo di almeno 10 miliardi annui strutturali entro 3–4 anni.
  • Risorse vincolate a lavoro, giovani, donne, scuola, sanità, energia e investimenti.
  • Rapporto annuale al Parlamento sul valore pubblico generato.
Soluzione 20

Tagliare il costo del lavoro finanziando la riforma con la revisione dei bonus

A. Il problema

Salari reali, famiglie e ceti medi sono sotto pressione. Aiuti temporanei e misure non coordinate alleviano l’emergenza, ma non aumentano stabilmente il potere d’acquisto.

B. Perché conta

Gli shock su energia e alimentari colpiscono soprattutto le famiglie con minore capacità di spesa. La risposta deve essere una riduzione strutturale del carico sul lavoro accompagnata da sostegni mirati.

C. La nostra soluzione

Usare una quota delle risorse recuperate dalla revisione delle spese fiscali per ridurre stabilmente il cuneo sui redditi medio-bassi, aumentare il netto in busta paga e sostituire misure temporanee con sostegni selettivi contro energia e beni essenziali. Collegare salari, produttività e contrattazione affinché la crescita del valore prodotto si traduca in redditi più alti.

E. Cosa cambia per il cittadino

Più reddito stabile in busta paga e aiuti concentrati su chi è davvero esposto. Non aumentare le tasse: ridurre le agevolazioni fiscali opache.

D. Obiettivi misurabili

  • Aumento del reddito netto per i lavoratori medio-bassi.
  • Riduzione strutturale della pressione fiscale sul lavoro.
  • Sostituzione delle misure temporanee con interventi permanenti.
  • Aiuti selettivi contro energia e beni essenziali.
  • Contratti che colleghino salari e produttività.
  • Impatto monitorato per quintile di reddito o consumo.
Soluzione 21

CDP come piattaforma nazionale di capitale paziente

A. Il problema

L’Italia ha bisogno di investimenti di lungo periodo, ma molti progetti strategici non partono perché il capitale privato da solo non assorbe rischi tecnologici, industriali, infrastrutturali o territoriali.

B. Perché conta

Il Piano Strategico CDP 2025-2027 prevede il sostegno a infrastrutture, imprese, PA, transizione energetica, economia circolare e sicurezza economica. Questo potenziale va collegato a missioni pubbliche verificabili.

C. La nostra soluzione

Integrare CDP nella Banca delle Missioni come piattaforma di capitale paziente: prestiti, garanzie, equity, fondi di fondi, project finance, advisory alla PA e strumenti per mobilitare investimenti privati. Ogni intervento deve avere addizionalità, obiettivi pubblici, ritorni misurabili e reinvestimento dei risultati.

E. Cosa cambia per il cittadino

Il risparmio nazionale viene trasformato in infrastrutture, tecnologie, lavoro e servizi, invece di finanziare interventi dispersi o puramente difensivi.

D. Obiettivi misurabili

  • Capitale privato mobilitato per euro pubblico.
  • Quota di progetti con addizionalità certificata.
  • Investimenti in infrastrutture strategiche.
  • Investimenti in transizione energetica ed economia circolare.
  • PMI finanziate per crescita e innovazione.
  • Ritorni pubblici reinvestiti.
Soluzione 22

Missioni strategiche per le imprese pubbliche

A. Il problema

Le grandi imprese pubbliche italiane dispongono di capacità industriali, tecnologiche e finanziarie rilevanti, ma spesso operano senza missioni strategiche esplicite e coordinate con una visione nazionale.

B. Perché conta

Il Forum Disuguaglianze e Diversità propone di assegnare alle imprese pubbliche missioni coerenti con una visione-Paese, evitando che ciascuna agisca da sola. Questo integra bene l’idea Synedrion di Banca delle Missioni e valore pubblico.

C. La nostra soluzione

Definire missioni pubbliche per le imprese a controllo statale o partecipazione pubblica rilevante: energia sicura, reti, digitale pubblico, economia circolare, difesa civile, infrastrutture, adattamento climatico, tecnologie sanitarie, porti e logistica. Lo Stato azionista deve fissare obiettivi, indicatori e criteri di ritorno pubblico, senza microgestire l’impresa.

E. Cosa cambia per il cittadino

Le imprese pubbliche diventano strumenti di sviluppo, innovazione e sicurezza economica, non solo entità finanziarie o distributrici di dividendi.

D. Obiettivi misurabili

  • Imprese pubbliche con missioni esplicite.
  • Investimenti allineati a missioni nazionali.
  • R&S orientata a obiettivi pubblici.
  • Occupazione qualificata generata.
  • Emissioni evitate.
  • Risultati pubblicati in relazione annuale.
  • Coordinamento tra imprese pubbliche, CDP, Invitalia e SACE.
Soluzione 23

Un patto intergenerazionale: più equilibrio, più futuro

A. Il problema

Le politiche pubbliche tendono spesso a proteggere categorie già organizzate, mentre giovani, donne e lavoratori precari restano con minore rappresentanza e minori risorse.

B. Perché conta

Il prezzo dell’economia della paura ricade soprattutto sui giovani. Pensioni, scuola, nidi, formazione e debito determinano se l’Italia investe nel futuro o conserva il passato.

C. La nostra soluzione

Vincolare parte delle risorse liberate da bonus inefficienti e agevolazioni regressive a occupazione giovanile, nidi, formazione continua, ITS, scuola tecnica, lavoro femminile e casa per giovani lavoratori.

E. Cosa cambia per il cittadino

Più autonomia per giovani e famiglie: lavoro, casa, formazione, figli e futuro non devono essere opportunità riservate a pochi. Proteggere chi è fragile, senza favorire chi dispone già di maggiore rappresentanza.

D. Obiettivi misurabili

  • Aumento dell’occupazione giovanile e femminile.
  • Maggiore copertura di nidi e servizi 0–6.
  • Più iscritti e diplomati ITS.
  • Riduzione dei NEET.
  • Riduzione del divario tra spesa pensionistica aggiuntiva e investimenti sui giovani.
Soluzione 24

Patto generazionale per riequilibrare pensioni, giovani e istruzione

A. Il problema

L’Italia protegge molto il passato e investe troppo poco nel futuro. La spesa pensionistica assorbe una quota molto elevata del PIL, mentre istruzione, natalità, giovani, ricerca, casa e formazione ricevono risorse insufficienti rispetto alle esigenze del Paese. Questo squilibrio contribuisce al declino demografico, alla fuga dei giovani, alla bassa produttività e alla crescente sfiducia verso il futuro.

B. Perché conta

Un Paese che spende troppo per chi è uscito dal mercato del lavoro e troppo poco per chi deve entrarci rischia di perdere equilibrio economico e sociale. Senza giovani, lavoro, figli, competenze e innovazione, anche le pensioni diventano più difficili da finanziare. Proteggere gli anziani e investire sui giovani devono stare dentro un unico patto durevole.

C. La nostra soluzione

Creare un Patto generazionale di bilancio. Ogni aumento strutturale della spesa pensionistica deve essere accompagnato da un aumento proporzionale degli investimenti in asili nido, scuola, università, formazione tecnica, apprendistato, ricerca, casa per giovani, politiche familiari, occupazione femminile e rientro dei giovani emigrati. Il bilancio pubblico deve mostrare ogni anno quanto lo Stato spende per fasce d’età e quanto investe nel futuro produttivo del Paese.

E. Cosa cambia per il cittadino

I giovani trovano più servizi, più opportunità, più formazione, più sostegno alla casa e alla famiglia. Gli anziani mantengono protezione, ma dentro un sistema finanziariamente e socialmente equilibrato. Le famiglie percepiscono che lo Stato non difende solo il presente, ma anche il futuro.

D. Obiettivi misurabili

  • Ridurre entro 10 anni il rapporto tra spesa pensionistica e spesa per istruzione, formazione e politiche giovanili.
  • Portare la spesa per educazione almeno alla media europea.
  • Aumentare la copertura degli asili nido.
  • Portare il tasso di fertilità verso 1,5 figli per donna entro il 2035.
  • Pubblicare ogni anno un Bilancio generazionale dello Stato.
Soluzione 25

Missione 75% occupazione

A. Il problema

In Italia lavora una quota troppo bassa della popolazione in età attiva. Il tasso di occupazione resta tra i più bassi d’Europa, soprattutto per donne, giovani, Mezzogiorno e persone con basse competenze. Pochi lavoratori devono quindi sostenere pensioni, sanità, welfare, scuola, debito pubblico e servizi, concentrando il carico fiscale su una base produttiva troppo stretta.

B. Perché conta

Un Paese in cui lavorano pochi cittadini non può finanziare stabilmente il proprio welfare, aumentare i salari e crescere in modo duraturo. La bassa occupazione riduce gettito fiscale, produttività, autonomia personale, natalità e fiducia nel futuro.

C. La nostra soluzione

Lanciare una Missione 75% occupazione con taglio del cuneo fiscale sui redditi medio-bassi, servizi per l’infanzia, incentivi all’occupazione femminile, apprendistato duale, formazione tecnica breve, politiche attive legate a risultati misurabili, ricollocazione e formazione per i percettori di sussidi, incentivi alle imprese che assumono inattivi, NEET e disoccupati di lunga durata, maggiore flessibilità per il lavoro degli over-55 e un forte focus regionale sul Mezzogiorno.

E. Cosa cambia per il cittadino

Più persone lavorano, più famiglie hanno due redditi, più giovani entrano nel mercato del lavoro e meno cittadini dipendono da sussidi passivi. Se lavora una quota più ampia della popolazione, si può ridurre la pressione fiscale su chi già lavora.

D. Obiettivi misurabili

  • Portare il tasso di occupazione 20–64 anni al 75% entro il 2032.
  • Dimezzare il divario occupazionale femminile.
  • Ridurre i NEET sotto la media UE.
  • Aumentare l’occupazione nel Mezzogiorno.
  • Pubblicare una dashboard trimestrale su occupazione, inattività, salari, NEET e transizioni scuola-lavoro per regione.
Soluzione 26

Mezzogiorno piattaforma produttiva del Mediterraneo

A. Il problema

Il divario Nord-Sud non è solo una questione sociale: è uno spreco enorme di capitale umano, territorio, energia, porti, agricoltura, turismo e potenziale industriale.

B. Perché conta

Ridurre il divario significa liberare capacità produttiva nazionale, rafforzare la coesione e permettere a milioni di persone di costruire futuro nel proprio territorio.

C. La nostra soluzione

Trasformare il Mezzogiorno in una missione economica nazionale: usare ZES Unica, porti, logistica ed energia mediterranea per attrarre investimenti e lavoro qualificato; collegare università e ITS alle filiere; garantire il diritto a restare con sanità, scuola, nidi, trasporto locale e una strategia per le aree interne.

E. Cosa cambia per il cittadino

Più lavoro stabile nel territorio, servizi migliori, infrastrutture più moderne e possibilità di costruire futuro nel Sud senza emigrare.

D. Obiettivi misurabili

  • Aumento dell’occupazione giovanile e femminile.
  • Investimenti produttivi attratti tramite ZES Unica.
  • Crescita dell’export e dei traffici portuali.
  • Nuova capacità rinnovabile installata.
  • Più diplomati ITS occupati.
  • Riduzione dei divari nei servizi e nelle infrastrutture.
Soluzione 27

Una nuova politica estera italiana: Mediterraneo, pace, autonomia e dialogo con Africa e Asia

A. Il problema

La politica estera italiana è stata troppo spesso reattiva, priva di sufficiente autonomia decisionale e frammentata. L’Italia ha aderito a decisioni strategiche prese altrove, senza una visione autonoma di lungo periodo, senza una dottrina mediterranea coerente e senza una capacità stabile di mediazione tra Europa, Africa, Medio Oriente e Asia. Dopo il 1989, la fine della Guerra fredda avrebbe dovuto aprire una stagione di cooperazione, sicurezza condivisa e autonomia europea. Invece, l’Italia si è trovata spesso dentro crisi gestite con logiche di blocco: guerre “umanitarie”, sanzioni economicamente costose, allargamenti militari percepiti come provocatori da altre potenze, marginalizzazione della diplomazia e crescente dipendenza strategica dagli Stati Uniti. Il Mediterraneo, che dovrebbe essere il centro naturale della proiezione italiana, è diventato un’area di instabilità: guerre in Medio Oriente, crisi libica, pressione migratoria, competizione energetica, fragilità africane, insicurezza marittima, arretramento industriale europeo e crescente influenza di potenze esterne. L’Italia rischia di essere spettatrice proprio nello spazio in cui dovrebbe essere protagonista.

B. Perché conta

L’Italia è geograficamente, storicamente e culturalmente un Paese mediterraneo. Per secoli è stata ponte tra Occidente e Oriente, tra Europa, mondo arabo, Africa e Asia. Oggi questa funzione torna centrale: il XXI secolo sarà sempre più segnato dal peso demografico, economico e politico delle nuove aree di crescita, in particolare Africa e Asia. Una politica estera italiana all’altezza del nuovo secolo deve quindi superare tre limiti: l’insufficiente autonomia decisionale, il moralismo selettivo e la perdita dell’interesse nazionale. L’Italia deve restare europea, ma non periferica; atlantica quando l’interesse nazionale ed europeo coincidono; mediterranea per vocazione storica; aperta al mondo multipolare per necessità economica e strategica. Il Piano Mattei per l’Africa riconosce formalmente l’importanza di un nuovo rapporto con il continente africano, fondato su partenariati, energia, infrastrutture, acqua, agricoltura, formazione e sviluppo condiviso. Ma questa intuizione va ampliata e resa più ambiziosa: non solo un programma di cooperazione, ma una vera dottrina italiana per Mediterraneo, Africa, Medio Oriente e Asia. Le riflessioni critiche di Elena Basile, Alberto Bradanini e Sergio Romano aiutano a costruire questa svolta. Basile richiama la necessità di una diplomazia di pace, capace di rompere il pensiero binario e di difendere il diritto internazionale senza doppi standard. Bradanini insiste sulla sovranità strutturale dell’Italia e sull’esigenza di dialogare con il mondo multipolare, inclusa la Cina e l’Eurasia. Romano rappresenta la tradizione del realismo storico: una politica estera pragmatica, mediterranea, non ideologica, attenta agli interessi nazionali, all’energia, alla stabilità e alla diplomazia.

C. La nostra soluzione

Proponiamo una nuova dottrina di politica estera italiana fondata su cinque pilastri. 1. Italia ponte tra Europa, Mediterraneo, Africa e Asia L’Italia deve dichiarare il Mediterraneo allargato — Nord Africa, Balcani, Medio Oriente, Mar Rosso, Golfo, Sahel e rotte verso l’Asia — come area prioritaria permanente della propria politica estera. Questo significa costruire relazioni stabili con tutti gli attori regionali, anche quando sono difficili, evitando l’illusione che l’isolamento diplomatico produca stabilità. L’Italia deve diventare il Paese europeo più capace di parlare con Nord Africa, mondo arabo, Israele, Palestina, Turchia, Iran, Golfo, India, Cina e Africa subsahariana. Non per equidistanza morale, ma per interesse nazionale, sicurezza energetica, controllo dei flussi migratori, stabilità marittima e crescita economica. 2. Diplomazia di pace e neutralità attiva nei conflitti L’Italia deve recuperare una funzione di mediazione. Questo implica una revisione dell’automatismo con cui il Paese partecipa a escalation militari, invio di armamenti, sanzioni e logiche di contrapposizione permanente. La linea proposta è una diplomazia attiva e orientata a soluzioni politiche verificabili: cessate il fuoco, conferenze multilaterali, garanzie di sicurezza reciproche, neutralità negoziate dove possibile, tutela delle popolazioni civili, applicazione coerente del diritto internazionale e rifiuto dei doppi standard. Nei conflitti in Ucraina e Medio Oriente, l’Italia deve lavorare per soluzioni politiche verificabili, non per guerre indefinite. 3. Autonomia strategica europea e capacità decisionale L’Italia deve promuovere una difesa europea realmente autonoma, difensiva e coerente con l’interesse europeo. La NATO non può essere l’unico orizzonte strategico dell’Europa. L’Italia deve chiedere maggiore trasparenza sugli accordi militari, sulle installazioni straniere, sull’uso delle basi presenti sul territorio nazionale e sui limiti di impiego delle infrastrutture italiane in operazioni non difensive. Qualunque presenza militare straniera in Italia deve essere sottoposta a controllo parlamentare effettivo, compatibilità costituzionale, trasparenza democratica e coerenza con l’interesse nazionale. L’Italia non deve essere piattaforma automatica per guerre decise altrove. 4. Partenariato economico con Africa e Asia: oltre la logica predatoria L’Italia deve trasformare il Piano Mattei in una più ampia strategia di co-sviluppo euro-mediterraneo e afro-asiatico. Energia rinnovabile, reti elettriche, idrogeno a basse emissioni dove economicamente sensato, acqua, agricoltura, sanità, formazione professionale, università, infrastrutture digitali, manifattura, porti e logistica devono diventare strumenti di una politica estera produttiva. Il rapporto con l’Africa non deve limitarsi al controllo migratorio o all’approvvigionamento energetico. Deve fondarsi su investimenti industriali comuni, trasferimento tecnologico, formazione di capitale umano, filiere locali e accesso ai mercati europei. L’Italia deve proporsi come partner non predatorio, alternativo sia al vecchio paternalismo europeo sia alle forme opache di dipendenza finanziaria. Con l’Asia, e in particolare con Cina, India, ASEAN, Golfo e grandi economie emergenti, l’Italia deve adottare una linea pragmatica: proteggere gli asset strategici nazionali, ma ampliare commercio, ricerca, industria, università, infrastrutture e cooperazione tecnologica. La competizione con la Cina non deve impedire relazioni economiche intelligenti e selettive. La sicurezza nazionale non deve diventare autolesionismo economico. 5. Una Farnesina rafforzata e una politica estera verificabile La politica estera italiana deve essere misurabile, non retorica. Proponiamo una “Strategia Italia-Mediterraneo 2050”, aggiornata ogni tre anni, con obiettivi pubblici e verificabili. La Farnesina deve essere rafforzata con competenze economiche, energetiche, linguistiche, tecnologiche e culturali. Ambasciate, ICE, SACE, CDP, università, imprese, regioni e porti devono lavorare dentro una cabina di regia unica per la proiezione italiana nel Mediterraneo allargato. Ogni grande decisione di politica estera — sanzioni, missioni militari, accordi energetici, memorandum con Paesi strategici, uso delle basi, partecipazione a coalizioni — deve includere una valutazione pubblica di impatto su sicurezza, economia, energia, migrazioni, diritto internazionale e interesse nazionale.

E. Cosa cambia per il cittadino

Una politica estera autonoma e mediterranea produce effetti concreti. Il cittadino beneficia di maggiore sicurezza, perché l’Italia investe nella prevenzione delle crisi invece di subirne le conseguenze. Beneficia di energia più stabile, perché diversifica fornitori, infrastrutture e relazioni strategiche. Beneficia di meno pressione migratoria irregolare, perché la cooperazione con Africa e Medio Oriente si concentra su sviluppo, lavoro, formazione e stabilità. Beneficia di più opportunità economiche, perché imprese, porti, università e filiere italiane tornano protagoniste nelle regioni a più alta crescita del secolo. Una politica estera adulta riduce anche il rischio di coinvolgimento in guerre non necessarie. L’Italia deve difendere i propri alleati, ma anche impedire che il territorio nazionale e le risorse pubbliche vengano usati senza pieno controllo democratico in conflitti non conformi all’interesse italiano.

D. Obiettivi misurabili

  • 1. Approvare entro 12 mesi una “Strategia Italia-Mediterraneo 2050”, con priorità geografiche, economiche, energetiche, militari e diplomatiche.
  • 2. Istituire una relazione annuale al Parlamento su basi militari straniere, missioni internazionali, accordi di difesa, uso del territorio nazionale e coerenza costituzionale delle operazioni.
  • 3. Raddoppiare entro cinque anni il numero di diplomatici, funzionari economici, esperti energetici e addetti scientifici dedicati a Mediterraneo, Africa, Medio Oriente e Asia.
  • 4. Creare un Fondo Italia-Mediterraneo per infrastrutture, acqua, energia, porti, formazione tecnica e filiere industriali con Africa e Medio Oriente, coordinato con CDP, SACE, BEI, Banca Africana di Sviluppo e istituzioni multilaterali.
  • 5. Portare entro dieci anni almeno il 40% della cooperazione italiana verso progetti con ritorni misurabili in formazione, occupazione locale, stabilità territoriale, energia pulita, gestione idrica e sicurezza alimentare.
  • 6. Istituire conferenze annuali permanenti Italia-Africa, Italia-Mediterraneo e Italia-Asia, con partecipazione di governi, imprese, università, città portuali e società civile.
  • 7. Ridurre la dipendenza italiana da decisioni energetiche e militari prese fuori dall’Europa, costruendo una posizione comune con i Paesi europei mediterranei: Spagna, Francia, Grecia, Malta, Cipro, Slovenia e Croazia.
  • 8. Introdurre una valutazione obbligatoria di impatto nazionale prima di nuove sanzioni, missioni militari o accordi strategici: costi economici, effetti energetici, conseguenze migratorie, rischi di escalation e coerenza con il diritto internazionale.
  • 9. Rafforzare il ruolo dei porti italiani — Genova, Trieste, Venezia, Ravenna, Taranto, Gioia Tauro, Napoli, Palermo, Cagliari — come piattaforme logistiche tra Europa, Africa e Asia.
  • 10. Creare un programma nazionale “Italia Ponte di Civiltà” per borse di studio, scambi universitari, formazione diplomatica, cultura mediterranea, lingua italiana e cooperazione scientifica con Africa, Medio Oriente e Asia.
Soluzione 28

Autonomia difensiva europea: rivedere il rapporto con la NATO e costruire una difesa europea

A. Il problema

L’Italia aderisce a un sistema di sicurezza euro-atlantico nato formalmente come alleanza difensiva, ma che nel tempo ha assunto funzioni molto più ampie: deterrenza, gestione delle crisi, operazioni fuori area, proiezione militare e supporto a campagne statunitensi o di coalizione. Questa evoluzione ha creato un problema democratico e costituzionale. Basi, installazioni e assetti militari presenti sul territorio italiano, secondo quadri giuridici e catene di comando differenti, sono stati utilizzati o resi disponibili per operazioni esterne al territorio italiano ed europeo, incluse guerre controverse nei Balcani, in Iraq, in Libia, in Afghanistan e in altri teatri mediterranei o mediorientali. L’Italia rischia così di perdere controllo politico effettivo sul proprio territorio, sul proprio spazio aereo e sulla propria politica estera. La decisione di partecipare, direttamente o indirettamente, a operazioni militari non difensive o missioni di cambio di regime può avvenire attraverso meccanismi tecnici, logistici o alleati, senza un pieno mandato democratico e parlamentare.

B. Perché conta

La politica di difesa non è una questione tecnica riservata agli apparati militari. Riguarda autonomia decisionale nazionale, Costituzione, bilancio pubblico, sicurezza dei cittadini e posizione internazionale dell’Italia. Una difesa subordinata a priorità strategiche esterne può trascinare il Paese in conflitti non necessari, aumentare il rischio di rappresaglie, rendere il territorio italiano bersaglio in crisi internazionali e sottrarre risorse a priorità civili. L’aumento della spesa militare oltre livelli sostenibili rischia inoltre di comprimere investimenti in sanità, scuola, ricerca, infrastrutture, transizione energetica e sicurezza sociale. Per Synedrion, la sicurezza italiana deve partire da una domanda chiara: difendere che cosa, da chi, con quali mezzi e sotto quale controllo democratico? La risposta deve essere: difendere il territorio italiano, i cittadini, il Mediterraneo, le infrastrutture critiche, la sovranità democratica e la pace europea, non partecipare automaticamente a strategie globali decise altrove.

C. La nostra soluzione

Riorientare la difesa italiana verso territorio nazionale, Mediterraneo, infrastrutture critiche e autonomia europea, riducendo la dipendenza dalla NATO e dalle strategie militari statunitensi. L’obiettivo è più difesa reale, più controllo democratico, meno operazioni militari non difensive e maggiore autonomia decisionale. Synedrion propone una nuova dottrina di autonomia difensiva europea, articolata in tre pilastri. 1. Revisione coordinata del rapporto dell’Italia con la NATO insieme ad altri Paesi europei L’Italia deve aprire un percorso politico e diplomatico per l’uscita dalla NATO, non in modo isolato o avventurista, ma insieme ad altri Paesi europei disponibili a costruire una difesa europea realmente autonoma e difensiva. Il Trattato Nord Atlantico prevede già la possibilità di recesso: l’articolo 13 stabilisce che ogni Stato membro può cessare di far parte dell’Alleanza un anno dopo aver notificato la denuncia al governo degli Stati Uniti, depositario del Trattato. La proposta non è smantellare la difesa italiana, ma riportarla sotto pieno controllo democratico italiano ed europeo. L’Italia dovrebbe promuovere una conferenza europea sulla sicurezza per costruire una transizione ordinata: revisione degli accordi sulle basi, uscita progressiva dal comando integrato NATO, riconfigurazione delle missioni estere e sostituzione della garanzia NATO con un patto europeo di mutua difesa. 2. Sostituire la NATO con un’alleanza europea veramente difensiva L’Italia deve proporre una nuova Alleanza Europea di Difesa Territoriale, fondata su principi chiari: difesa esclusiva del territorio degli Stati membri, dello spazio europeo, delle infrastrutture critiche e delle frontiere marittime; divieto di guerre preventive, interventi di cambio di regime e operazioni offensive fuori area; uso della forza solo in caso di aggressione armata, mandato ONU esplicito o difesa diretta di cittadini e territorio europeo; controllo parlamentare obbligatorio sulle missioni militari; comando europeo autonomo, non subordinato a Washington; interoperabilità tra forze europee con dottrina difensiva; rafforzamento della clausola di mutua assistenza prevista dall’articolo 42(7) del Trattato sull’Unione Europea. Questa alleanza europea dovrebbe essere aperta ai Paesi UE e ad altri Paesi europei democratici che ne condividano la natura strettamente difensiva. Non deve replicare la NATO con un’altra etichetta: deve essere una struttura costituzionalmente vincolata alla difesa, alla deterrenza territoriale, alla sicurezza mediterranea e alla protezione delle infrastrutture vitali. 3. Riformare le Forze Armate italiane per territorio, Mediterraneo e autonomia tecnologica europea Le Forze Armate italiane devono essere riorientate verso tre priorità: difesa del territorio italiano, con protezione dello spazio aereo, sicurezza marittima, difesa cibernetica e tutela di infrastrutture energetiche, porti, reti elettriche, telecomunicazioni, satelliti e approvvigionamenti; sicurezza del Mediterraneo, con protezione di rotte e cavi sottomarini, contrasto a traffici illeciti, pirateria, terrorismo e minacce ibride e stabilizzazione diplomatica del Nord Africa; industria europea della difesa, con nuovi grandi programmi di procurement prioritariamente europei ed esclusione progressiva dei sistemi d’arma statunitensi, salvo eccezioni motivate e approvate dal Parlamento. Questa dottrina completa la proposta Synedrion sull’autonomia strategica mediterranea ed energetica: la sicurezza militare, energetica, marittima, industriale e diplomatica deve diventare un’unica strategia nazionale ed europea. La spesa italiana per la difesa non deve superare in via ordinaria il 2% del PIL medio dei cinque anni precedenti, salvo stato di emergenza nazionale approvato dal Parlamento a maggioranza qualificata. Il 2% diventa un tetto ordinario, non una soglia minima da superare continuamente.

E. Cosa cambia per il cittadino

Il cittadino italiano avrebbe una politica di difesa più chiara, trasparente e coerente con l’interesse nazionale. L’Italia non sarebbe più automaticamente coinvolta in guerre decise da altri. Le basi militari presenti sul territorio nazionale non potrebbero essere usate per operazioni militari non difensive o prive di chiaro mandato senza un’autorizzazione esplicita del Parlamento. La spesa militare sarebbe contenuta entro limiti sostenibili e collegata a priorità concrete: difesa del territorio, protezione del Mediterraneo, cybersicurezza, resilienza energetica e sicurezza delle infrastrutture. La difesa diventerebbe anche una politica industriale europea: meno dipendenza da sistemi statunitensi, più investimenti in tecnologie italiane ed europee, più ricerca, più occupazione qualificata e più autonomia strategica. Per il cittadino questo significa tre cose: meno rischio di essere trascinati in guerre esterne; più controllo democratico sulle decisioni militari; più sicurezza reale nelle aree che contano per la vita quotidiana, dalle reti elettriche ai porti, dal cyberspazio al Mediterraneo.

D. Obiettivi misurabili

  • 1. Entro 12 mesi: presentare in Parlamento una legge quadro sull’autonomia difensiva italiana, con autorizzazione parlamentare preventiva per l’uso di basi italiane in operazioni militari estere.
  • 2. Entro 18 mesi: pubblicare un inventario degli accordi militari che regolano basi straniere, installazioni NATO, comandi alleati, depositi, infrastrutture logistiche e uso dello spazio aereo italiano, salve le eccezioni strettamente necessarie alla sicurezza nazionale.
  • 3. Entro 24 mesi: avviare una conferenza europea per creare un’Alleanza Europea di Difesa Territoriale fondata sull’articolo 42(7) TUE e su una dottrina strettamente difensiva.
  • 4. Entro 36 mesi: predisporre la notifica condizionata o preparatoria di recesso dalla NATO, attivabile insieme ad altri Paesi europei favorevoli secondo l’articolo 13 del Trattato Nord Atlantico.
  • 5. Entro 5 anni: ridurre progressivamente l’uso delle basi italiane per operazioni extra-europee non difensive e vietare il supporto logistico a guerre preventive, bombardamenti privi di mandato ONU o operazioni di cambio di regime.
  • 6. Spesa militare: fissare per legge il tetto ordinario della difesa al 2% del PIL medio dei cinque anni precedenti, con deroghe solo per emergenza nazionale e voto parlamentare qualificato.
  • 7. Procurement europeo: destinare almeno l’80% dei nuovi grandi programmi d’armamento finanziati dall’Italia a consorzi italiani o europei entro 10 anni.
  • 8. Mediterraneo: creare un Comando Italiano per la Sicurezza Mediterranea con priorità su rotte marittime, cavi sottomarini, porti, energia, cyber-difesa, protezione civile strategica e stabilizzazione diplomatica.
  • 9. Controllo democratico: istituire una relazione annuale al Parlamento su uso delle basi, missioni estere, rischi di coinvolgimento indiretto e coerenza delle operazioni con l’articolo 11 della Costituzione.
  • 10. Autonomia tecnologica: destinare almeno il 25% della spesa militare in conto capitale a ricerca, cybersicurezza, spazio, droni difensivi, difesa antimissile, sensoristica, cantieristica, elettronica e tecnologie dual-use europee.
Soluzione 29

Autonomia strategica mediterranea ed energetica

A. Il problema

L’Italia è al centro del Mediterraneo, ma spesso subisce strategie decise altrove. Energia, rotte commerciali, migrazioni, sicurezza marittima, Nord Africa, Medio Oriente e Balcani incidono direttamente sulla vita degli italiani, ma non sempre sono affrontati con una dottrina nazionale chiara. La dipendenza energetica esterna espone il Paese a shock dei prezzi, ricatti geopolitici e perdita di competitività industriale.

B. Perché conta

La politica estera non è un tema astratto: determina bollette, industria, sicurezza, commercio, migrazioni, investimenti e posizione internazionale dell’Italia. Un Paese che non ha autonomia strategica paga decisioni prese da altri; una strategia mediterranea può invece renderlo piattaforma energetica, industriale, diplomatica e logistica tra Europa, Africa e Medio Oriente.

C. La nostra soluzione

Definire una Dottrina italiana del Mediterraneo allargato che integri sicurezza energetica, rinnovabili mediterranee, interconnessioni elettriche, porti e logistica, sicurezza marittima, cooperazione industriale con Nord Africa e Balcani, diplomazia economica, politica estera coerente con l’Articolo 11 della Costituzione e ruolo dell’Italia come mediatore e piattaforma europea nel Mediterraneo. La strategia è guidata da una cabina di regia permanente tra Presidenza del Consiglio, Esteri, Difesa, Ambiente, Imprese, Infrastrutture e Regioni costiere.

E. Cosa cambia per il cittadino

Bollette meno vulnerabili agli shock esterni e più lavoro in energia, porti, logistica, cantieristica, industria e ricerca. L’Italia usa la propria geografia come vantaggio, non come destino passivo.

D. Obiettivi misurabili

  • Ridurre strutturalmente la dipendenza da gas importato.
  • Aumentare capacità rinnovabile e interconnessioni elettriche.
  • Rafforzare il ruolo dei porti italiani nelle rotte mediterranee.
  • Pubblicare ogni anno un rapporto su sicurezza energetica, rotte commerciali, cooperazione industriale e missioni diplomatiche.
  • Creare accordi strategici con Paesi mediterranei su energia, formazione, industria e stabilità.
Soluzione 30

Piano nazionale per ridurre le liste d’attesa

A. Il problema

Milioni di cittadini attendono troppo a lungo per visite, esami e cure, oppure sono costretti a rivolgersi al privato.

B. Perché conta

La sanità è una forma di sicurezza esistenziale. Se il servizio pubblico non risponde in tempi ragionevoli, il diritto alla cura diventa diseguale.

C. La nostra soluzione

Creare un piano nazionale vincolante con piattaforme regionali interoperabili, ambulatori pubblici in orari estesi, personale sanitario adeguato e pubblicazione dei tempi reali per prestazione e territorio. Rafforzare medicina territoriale e Case di comunità e garantire una presa in carico alternativa quando il pubblico non rispetta i tempi previsti.

E. Cosa cambia per il cittadino

Ricevere una risposta sanitaria in tempi certi, senza essere costretti a pagare privatamente ciò che il pubblico deve garantire.

D. Obiettivi misurabili

  • Visite specialistiche non urgenti entro 30 giorni.
  • Esami diagnostici entro 45 giorni.
  • Tempi reali pubblicati online per territorio.
  • Prenotazioni interoperabili.
  • Più personale e Case di comunità operative.
  • Presa in carico alternativa in caso di ritardo.
Soluzione 31

Sicurezza urbana di prossimità e prevenzione

A. Il problema

Stazioni, periferie e spazi pubblici degradati concentrano insicurezza, spaccio e marginalità. Interventi episodici e non coordinati spostano i problemi senza risolverli.

B. Perché conta

La sicurezza quotidiana nasce dalla presenza credibile dello Stato, dalla qualità urbana e dalla prevenzione sociale, oltre che dal contrasto efficace dei reati. Educazione civica, contrasto alla dispersione, supporto psicologico e riuso comunitario dei beni confiscati riducono il terreno su cui crescono marginalità e controllo criminale.

C. La nostra soluzione

Rafforzare polizia di prossimità e presidi nelle aree più esposte; migliorare illuminazione, manutenzione e uso degli spazi pubblici; contrastare lo spaccio e coordinare polizia locale, forze dell’ordine, scuole, ASL e servizi sociali con piani territoriali verificabili. Usare i beni confiscati come luoghi educativi, produttivi e comunitari e offrire percorsi mirati contro dispersione scolastica, dipendenze e reclutamento criminale.

E. Cosa cambia per il cittadino

Quartieri più curati, presenza pubblica riconoscibile e risposte coordinate che aumentano sicurezza reale e libertà di vivere gli spazi comuni.

D. Obiettivi misurabili

  • Più pattuglie e presidi di prossimità.
  • Riduzione dei reati nelle aree prioritarie.
  • Stazioni e periferie riqualificate.
  • Tempi di intervento pubblicati.
  • Azioni coordinate contro lo spaccio.
  • Più percorsi di prevenzione per minori e persone fragili.
  • Beni confiscati riutilizzati per finalità educative, produttive e sociali.
Soluzione 32

Giustizia più rapida, pene certe

A. Il problema

La lentezza della giustizia civile e penale riduce fiducia nello Stato, certezza del diritto, investimenti e sicurezza percepita. Rinvii inutili, impugnazioni meramente dilatorie e una prescrizione usata come strategia processuale favoriscono chi può prolungare il giudizio. Il carcere, senza sicurezza interna, lavoro, salute mentale e reinserimento, aumenta il rischio di recidiva.

B. Perché conta

Legalità non significa solo repressione. Significa processi in tempi ragionevoli, pene effettive, diritti garantiti, vittime ascoltate e percorsi che riducano la recidiva. Nino Di Matteo richiama il rischio di sacche di impunità legate alla prescrizione; la Commissione Lattanzi propone organizzazione e digitalizzazione. La proposta di Piercamillo Davigo sulla reformatio in peius è controversa e può essere soltanto valutata nel pieno rispetto del diritto di difesa.

C. La nostra soluzione

Stabilizzare l’Ufficio del processo, rafforzare organici e organizzazione, digitalizzare pienamente i fascicoli e pubblicare i tempi per ufficio giudiziario. Limitare la prescrizione dopo una fase avanzata del processo, ridurre rinvii inutili e disincentivare le impugnazioni meramente strumentali senza comprimere le garanzie difensive. Rendere il carcere sicuro, umano ed efficace: 41-bis e alta sicurezza quando necessari, circuiti distinti per criminalità organizzata, dipendenze, disagio psichico e criminalità comune, più educatori, psicologi, formazione, lavoro e controllo reale delle pene alternative. Per i casi di violenza fisica grave, recidiva, baby gang e pericolosità psichiatrica concreta, questa linea è rafforzata dalla Soluzione 03, dedicata alla protezione immediata della collettività.

E. Cosa cambia per il cittadino

Processi più rapidi senza scorciatoie sulle garanzie, maggiore fiducia nello Stato, pene realmente efficaci e meno recidiva. Il tempo processuale non diventa un premio per chi dispone di più risorse.

D. Obiettivi misurabili

  • Riduzione del disposition time civile e penale.
  • Riduzione delle pendenze e dei rinvii evitabili.
  • Fascicoli digitalizzati e organici rafforzati.
  • Quota di impugnazioni inammissibili o dilatorie.
  • Prescrizioni maturate dopo l’avvio del giudizio.
  • Più detenuti coinvolti in lavoro, formazione e cura.
  • Controlli effettivi sulle pene alternative.
  • Riduzione della recidiva.
Soluzione 33

Chi aggredisce va fermato: baby gang, recidivi violenti e persone pericolose

A. Il problema

In molte città italiane cresce l’allarme sociale per aggressioni violente, rapine, pestaggi, accoltellamenti, violenze sessuali e condotte di gruppo commesse anche da minorenni o giovanissimi. Il problema non è la devianza generica, ma la violenza fisica intenzionale contro persone indifese, spesso commessa in gruppo, filmata, rivendicata o ripetuta. Il sistema attuale rischia di essere percepito come troppo lento e troppo indulgente quando, dopo un’aggressione grave, l’autore torna rapidamente libero o viene inserito in percorsi educativi senza una fase iniziale credibile di contenimento, responsabilizzazione e valutazione della pericolosità. Il processo minorile italiano prevede strumenti importanti — prescrizioni, permanenza in casa, collocamento in comunità e custodia cautelare — ma questi strumenti devono essere usati con maggiore rigore nei casi di violenza fisica grave, recidiva o appartenenza a gruppi violenti. Un secondo problema riguarda le persone affette da gravi disturbi psichici che, quando manifestano concreta pericolosità, possono diventare un rischio per sé e per gli altri. Dopo la chiusura degli OPG, le REMS e i Dipartimenti di salute mentale sono diventati il fulcro del sistema, ma persistono carenze di posti, liste d’attesa, problemi di sicurezza, insufficiente differenziazione delle strutture e difficoltà nel controllo territoriale. La risposta dello Stato non può dipendere dall’età, dalla condizione sociale, dalla nazionalità o dalla diagnosi in sé, ma dalla pericolosità concreta, dalla gravità del fatto e dal rischio di reiterazione. La tutela delle vittime e della collettività deve tornare al centro.

B. Perché conta

La sicurezza è un diritto democratico. Quando un cittadino viene aggredito in strada, su un treno, in una scuola, in un quartiere o in un luogo pubblico, lo Stato deve intervenire subito. Una società civile non può accettare che la minore età, il disagio sociale, la dipendenza, il disturbo mentale o la marginalità diventino ragioni automatiche per lasciare senza controllo persone che hanno appena dimostrato una pericolosità violenta. Al tempo stesso, una politica seria deve distinguere tra disagio e violenza. Il disagio va prevenuto e curato; la violenza va fermata. L’obiettivo non è criminalizzare i giovani, gli stranieri o le persone con disturbi psichici. L’obiettivo è impedire che persone concretamente pericolose, qualunque sia la loro età, origine o condizione sanitaria, possano continuare ad aggredire altri cittadini. Il confronto internazionale mostra che i principali ordinamenti democratici prevedono forme di custodia o contenimento anche per minorenni responsabili di reati gravi. In Francia la detenzione cautelare minorile è prevista in casi e secondo condizioni definite; nel Regno Unito i casi di particolare gravità possono portare a pene custodiali, considerate misura di ultima istanza; in Germania il sistema minorile combina responsabilità, finalità educativa e pena giovanile quando le altre misure non bastano o la colpa è grave. Negli Stati Uniti esistono meccanismi di trasferimento dei minori al sistema penale adulto, anche se gli studi empirici avvertono che l’adultizzazione automatica non riduce necessariamente la violenza e può aggravare la recidiva. La lezione è chiara: non serve copiare modelli estremi, ma costruire un sistema italiano più fermo, più rapido e più selettivo. Chi commette violenza grave deve essere immediatamente sottratto alla possibilità di colpire ancora; chi può essere recuperato deve dimostrarlo dopo una fase reale di contenimento, responsabilizzazione e verifica.

C. La nostra soluzione

1. Custodia o collocamento protetto immediato per reati violenti con pericolosità attuale Per aggressioni fisiche gravi, rapine violente, accoltellamenti, violenze sessuali, pestaggi di gruppo, lesioni gravi, minacce armate o reiterazione di condotte violente, introdurre, nei limiti costituzionali e senza automatismi, una valutazione cautelare prioritaria e rafforzata. Il giudice potrà scegliere lo strumento più adeguato — custodia cautelare, collocamento in comunità ad alta intensità e sicurezza, permanenza domiciliare controllata o struttura sanitaria giudiziaria — motivando in modo specifico la misura adottata rispetto a gravità, pericolosità attuale e rischio di reiterazione. 2. Regime speciale per minori violenti e baby gang Per i minorenni responsabili di reati violenti contro la persona, prevedere un percorso penale minorile rafforzato: - valutazione immediata della pericolosità entro 72 ore; - separazione dai coetanei non violenti; - collocamento in comunità chiuse o strutture minorili specializzate quando vi sia rischio concreto di reiterazione; - accesso alla messa alla prova, nei casi più gravi o di recidiva, solo dopo una fase minima di contenimento e una valutazione giudiziaria individuale; - obblighi di risarcimento, lavoro riparativo, studio, formazione e terapia comportamentale compatibili con età e capacità; - coinvolgimento obbligatorio della famiglia quando presente e idonea; - responsabilità economica o amministrativa di genitori o tutori soltanto in caso di grave omessa vigilanza accertata, con nesso causale e nei limiti costituzionali. 3. Risposta minima effettiva per la violenza grave, anche se l’autore è minorenne Per i reati violenti più gravi, prevedere una soglia minima effettiva e individualizzata di risposta penale o para-penale: custodia, comunità chiusa, struttura educativa ad alta intensità o misura sanitaria giudiziaria. Il reinserimento non deve precedere la responsabilizzazione: deve seguirla. La rieducazione resta un obiettivo costituzionale, ma nei casi di violenza grave deve accompagnarsi a contenimento proporzionato e verifica della condotta. 4. Stop agli automatismi indulgenziali per recidivi violenti Per chi reitera reati violenti contro la persona, eliminare ogni accesso automatico a percorsi ordinari di reinserimento, messa alla prova o misure alternative leggere. Il recidivo violento potrà accedere ai benefici solo dopo una valutazione giudiziaria individuale e una prova concreta e verificabile di cambiamento: condotta stabile, assenza di nuove violazioni, adesione a programmi terapeutici o educativi, risarcimento o condotte riparative verso la vittima quando possibile. 5. Banca dati nazionale sui gruppi giovanili violenti e sui recidivi minorili Creare, sotto controllo giudiziario e con garanzie rigorose di privacy, accesso selettivo, tracciabilità e cancellazione dei dati, una banca dati nazionale per monitorare gruppi giovanili violenti, recidiva, misure applicate, tempi di intervento, esiti educativi e nuovi reati. Le forze dell’ordine, i tribunali per i minorenni, i servizi sociali e le scuole devono poter condividere solo le informazioni essenziali sui casi ad alto rischio, evitando sia che ogni episodio venga trattato come isolato sia che etichette informali producano schedature indiscriminate. 6. Tribunali e procure minorili ad alta specializzazione per la violenza di gruppo Istituire sezioni e nuclei specializzati per reati violenti minorili e baby gang, con magistrati, psicologi forensi, educatori, criminologi, mediatori culturali e forze dell’ordine dedicate. La risposta deve essere rapida: identificazione, valutazione, misura cautelare proporzionata, protezione della vittima e progetto educativo, terapeutico o custodiale. 7. Protezione immediata delle vittime Ogni procedimento per violenza giovanile deve prevedere presa in carico della vittima: informazione costante, protezione da ritorsioni, divieto di avvicinamento, supporto psicologico, tutela scolastica o lavorativa e corsia rapida per il risarcimento. La vittima non deve sentirsi abbandonata mentre l’autore riceve attenzione educativa. 8. Persone con grave disturbo psichico e pericolosità: presa in carico obbligatoria e sicura Per chi manifesta una grave patologia psichiatrica associata a condotte violente, minacce, aggressioni o rischio concreto per terzi, introdurre un percorso obbligatorio di valutazione, trattamento e contenimento proporzionato, disposto e riesaminato dalle autorità competenti. La diagnosi da sola non giustifica restrizioni: il criterio è la pericolosità concreta, clinicamente e giudiziariamente accertata. Nessuna persona pericolosa deve essere lasciata senza controllo effettivo, e nessuna persona malata deve essere privata dei diritti in assenza dei presupposti di legge. 9. Riforma e potenziamento delle REMS e delle strutture sanitarie giudiziarie Aumentare posti, personale, sicurezza e differenziazione delle REMS, creando percorsi e moduli distinti per: - autori di reato con grave disturbo psichiatrico; - soggetti con dipendenze associate a condotte violente; - pazienti ad alta pericolosità; - pazienti stabilizzati da reinserire gradualmente. Le REMS devono restare strutture sanitarie, non carceri mascherate, ma devono essere realmente capaci di trattare e contenere chi è concretamente pericoloso. 10. Controllo territoriale obbligatorio dopo dimissione o misura alternativa Dimissioni da REMS, libertà vigilata, affidamento terapeutico e pene alternative devono essere accompagnate da controlli reali: appuntamenti obbligatori, verifica dell’aderenza terapeutica quando prescritta, tutoraggio sanitario, allerta immediata in caso di interruzione del percorso e coordinamento tra DSM, magistratura di sorveglianza, forze dell’ordine e servizi sociali, nel rispetto della riservatezza sanitaria. 11. Espulsione o trattenimento amministrativo rafforzato per stranieri violenti non aventi diritto a restare Per cittadini stranieri responsabili di reati violenti, privi di titolo di soggiorno o destinatari di espulsione, rafforzare le procedure di identificazione, trattenimento, rimpatrio e cooperazione con i Paesi d’origine. Per chi non è rimpatriabile ma è concretamente e attualmente pericoloso, prevedere soltanto misure tipizzate dalla legge, proporzionate, di durata limitata, con convalida e riesame giudiziario, nel rispetto del diritto internazionale e del principio di non-refoulement. Il criterio non è l’origine nazionale, ma la pericolosità concreta e la legalità della permanenza. 12. Prevenzione seria, non retorica La repressione immediata serve quando la violenza è già avvenuta. Ma lo Stato deve anche intercettare prima dispersione scolastica, famiglie assenti, dipendenze, socializzazione criminale, reclutamento da parte della criminalità organizzata, cultura della violenza online e accesso alle armi. Nei quartieri ad alto rischio servono presìdi educativi pomeridiani, sport, formazione professionale, tutor adulti, polizia di prossimità e intervento precoce dei servizi sociali.

E. Cosa cambia per il cittadino

Chi aggredisce fisicamente un’altra persona non torna automaticamente senza controllo il giorno dopo. L’età, il disagio, la diagnosi o la marginalità non cancellano la responsabilità né il diritto dei cittadini a essere protetti. Le vittime vengono ascoltate e protette subito. I quartieri più esposti vedono una presenza più forte dello Stato. I minori violenti vengono separati dai coetanei non violenti e inseriti in percorsi rigorosi, controllati e verificabili. I recidivi non ricevono benefici automatici. Le persone con gravi disturbi psichici e pericolosità concreta non vengono abbandonate, ma prese in carico in strutture adeguate. Il messaggio pubblico diventa chiaro: prevenzione per chi è a rischio, cura per chi è malato, reinserimento per chi dimostra cambiamento, ma protezione immediata della collettività quando c’è violenza.

D. Obiettivi misurabili

  • Riduzione delle aggressioni, rapine violente, lesioni gravi e violenze di gruppo commesse da minorenni.
  • Tempo massimo di 72 ore per la valutazione di pericolosità nei casi di violenza minorile grave.
  • Aumento dei collocamenti protetti per minori violenti recidivi o appartenenti a gruppi criminali.
  • Riduzione della recidiva dei minori coinvolti in reati violenti.
  • Numero di gruppi giovanili violenti mappati e disarticolati attraverso interventi giudiziari, sociali e scolastici.
  • Riduzione dei casi in cui autori di aggressioni gravi restano senza misura cautelare o controllo effettivo nonostante un rischio di reiterazione accertato.
  • Aumento dei posti REMS e delle strutture sanitarie giudiziarie ad alta intensità.
  • Riduzione delle liste d’attesa per misure di sicurezza psichiatriche.
  • Percentuale di pazienti psichiatrici giudiziari seguiti con piano terapeutico, controlli e verifica territoriale.
  • Numero di violazioni delle misure alternative rilevate e sanzionate tempestivamente.
  • Riduzione delle aggressioni commesse da soggetti già segnalati come concretamente pericolosi.
  • Aumento dei risarcimenti, dei percorsi riparativi e del supporto psicologico alle vittime.
Soluzione 34

Un sistema nazionale di gestione intelligente dei flussi turistici

A. Il problema

L’Italia registra numeri turistici record, ma una parte rilevante dei flussi si concentra in poche città d’arte, borghi iconici, aree costiere, isole e siti UNESCO. Questa concentrazione produce congestione urbana, pressione sui trasporti pubblici, sovraffollamento dei monumenti, peggioramento dell’esperienza turistica e crescente conflitto con i residenti.

B. Perché conta

Il sovraturismo non è soltanto un problema di “troppi turisti”: è soprattutto un problema di cattiva distribuzione nello spazio e nel tempo. Quando i flussi superano la capacità di gestione di una destinazione, aumentano i costi pubblici, peggiora la qualità della vita, si danneggia il patrimonio e si riduce il valore turistico di lungo periodo.

C. La nostra soluzione

Creare una Piattaforma Nazionale per la Gestione Intelligente dei Flussi Turistici, coordinata da Ministero del Turismo, Ministero della Cultura, Regioni e Comuni. La piattaforma deve integrare dati da biglietterie, trasporti pubblici, prenotazioni museali, strutture ricettive, affitti brevi, eventi, meteo, sensori urbani e mobilità. L’intelligenza artificiale deve essere usata per prevedere picchi, suggerire percorsi alternativi, informare turisti e residenti e attivare misure di gestione quando vengono superate soglie predefinite.

E. Cosa cambia per il cittadino

Il residente vive una città più governata: meno code, meno congestione, trasporti più accessibili, meno rumore nei giorni di picco e più servizi. Il turista riceve informazioni in tempo reale su orari migliori, siti meno affollati e percorsi alternativi. Gli operatori possono programmare meglio personale, turni e offerte.

D. Obiettivi misurabili

  • Attivare il sistema in almeno 20 destinazioni pilota entro 24 mesi.
  • Ridurre del 30% i giorni di superamento delle soglie di affollamento nelle destinazioni pilota entro tre anni.
  • Pubblicare dashboard locali con indicatori su presenze, congestione, stagionalità, pressione abitativa, impatto ambientale e soddisfazione dei residenti.
  • Integrare almeno il 70% dei principali musei, siti archeologici e attrazioni pubbliche delle destinazioni pilota entro il terzo anno.
Soluzione 35

Meno turismo mordi-e-fuggi, più turismo di qualità e permanenza lunga

A. Il problema

Una parte crescente del turismo produce pressione elevata e valore locale limitato: visite giornaliere, grandi gruppi, crociere, escursioni lampo, consumo concentrato in poche strade e poche ore. Questo modello utilizza spazio pubblico, trasporti, sicurezza, pulizia e servizi, ma spesso lascia poco valore economico stabile nel territorio.

B. Perché conta

Il turismo non va misurato solo in arrivi. Conta il valore netto che resta alla comunità: pernottamenti, spesa locale, occupazione stabile, acquisti da imprese del territorio, partecipazione culturale e rispetto dei luoghi. Il turismo mordi-e-fuggi può generare costi pubblici superiori ai benefici locali.

C. La nostra soluzione

Riorientare la politica turistica italiana dal numero di arrivi al valore netto per il territorio. Per porti, città d’arte e località fragili, introdurre limiti giornalieri agli sbarchi, prenotazione obbligatoria degli slot, contributi ambientali per escursionisti giornalieri, incentivi per pernottamenti più lunghi, pacchetti culturali distribuiti su più giorni e accordi con compagnie crocieristiche condizionati a benefici locali verificabili.

E. Cosa cambia per il cittadino

Le città non vengono invase per poche ore da flussi ingestibili. I benefici economici si distribuiscono meglio tra guide, ristoratori, artigiani, musei, alberghi, trasporti locali e imprese culturali. Il turismo diventa meno estrattivo e più compatibile con la vita ordinaria.

D. Obiettivi misurabili

  • Aumentare del 20% la spesa media per visitatore nelle destinazioni pilota entro tre anni.
  • Ridurre del 25% la quota di visitatori giornalieri nei giorni di picco nelle città più esposte.
  • Introdurre in almeno 10 porti turistici italiani limiti e slot coordinati per grandi navi e gruppi entro tre anni.
  • Misurare annualmente il valore economico locale trattenuto da ciascuna destinazione.
Soluzione 36

Referendum comunali via smartphone con assistente IA civico

A. Il problema

Le decisioni locali incidono direttamente sulla vita quotidiana dei cittadini, ma spesso sono prese con scarsa partecipazione e su basi informative deboli. Anche quando i cittadini vengono consultati, molti votano senza conoscere bene costi, vincoli giuridici, effetti attesi, alternative disponibili e conseguenze pratiche.

B. Perché conta

Una democrazia diretta non informata può trasformarsi in plebiscito emotivo. La partecipazione digitale ha senso solo se aumenta sia il numero dei cittadini coinvolti sia la qualità delle decisioni.

C. La nostra soluzione

Creare referendum consultivi comunali via smartphone, accessibili tramite SPID, CIE e App IO, integrati con un assistente IA civico pubblico. Prima di votare, il cittadino può interrogare l’IA sul quesito: chiedere spiegazioni semplici, costi stimati, benefici attesi, rischi, impatto su tasse locali, ambiente, mobilità, servizi pubblici e alternative possibili. L’IA deve rispondere in modo neutrale, citando fonti, mostrando argomenti favorevoli e contrari, distinguendo fatti, stime e opinioni. Il voto digitale resta affiancato al voto fisico tradizionale. L’assistente è un servizio della piattaforma nazionale-europea di IA pubblica prevista nell’area “Intelligenza Artificiale” e non può raccomandare come votare.

E. Cosa cambia per il cittadino

Il cittadino non riceve solo una domanda a cui rispondere “sì” o “no”. Riceve uno strumento per capire davvero la decisione. Può chiedere: “Quanto costa?”, “Chi paga?”, “Quali sono i rischi?”, “Cosa succede se vince il sì?”, “Cosa succede se vince il no?”, “Ci sono alternative migliori?”.

D. Obiettivi misurabili

  • Numero di consultazioni svolte.
  • Affluenza digitale e fisica.
  • Numero di cittadini che usano l’assistente IA prima del voto.
  • Numero di domande poste all’IA.
  • Livello di comprensione del quesito prima e dopo l’interazione.
  • Tempi di risposta del Comune dopo il voto.
  • Fiducia dei cittadini nel processo.
Soluzione 37

Iniziativa popolare digitale con IA per trasformare le idee in proposte legislative

A. Il problema

Molti cittadini hanno idee utili, ma non sanno trasformarle in proposte tecnicamente corrette. Le iniziative popolari richiedono linguaggio giuridico, conoscenza delle competenze istituzionali, stima dei costi e compatibilità normativa.

B. Perché conta

La partecipazione non deve essere riservata a chi possiede competenze legali, amministrative o politiche. Una democrazia matura deve aiutare i cittadini a formulare proposte realistiche, non solo a protestare.

C. La nostra soluzione

Creare una piattaforma nazionale per iniziative popolari digitali in cui l’IA civica aiuta i cittadini a trasformare un’idea in una proposta strutturata: obiettivo, competenza istituzionale, testo base, costi stimati, benefici, criticità, precedenti normativi, esempi italiani o europei. La proposta resta dei cittadini. L’IA svolge una funzione di supporto tecnico e trasparente. Le iniziative che superano una soglia di firme digitali devono essere discusse da Comune, Regione o Parlamento, con risposta motivata.

E. Cosa cambia per il cittadino

Un cittadino può partire da un problema concreto — traffico, sanità locale, scuola, ambiente, sicurezza, servizi — e ricevere aiuto per costruire una proposta comprensibile, verificabile e presentabile all’istituzione competente.

D. Obiettivi misurabili

  • Numero di iniziative presentate.
  • Numero di proposte assistite dall’IA.
  • Firme digitali raccolte.
  • Percentuale di proposte dichiarate ammissibili.
  • Tempo medio di risposta istituzionale.
  • Percentuale di proposte discusse.
  • Percentuale di proposte recepite.
Soluzione 38

Residenza fiscale rafforzata per grandi patrimoni in paradisi fiscali

A. Il problema

Alcuni grandi patrimoni possono trasferire formalmente la residenza in giurisdizioni a fiscalità privilegiata — come Monaco, Dubai, Svizzera con regimi agevolati, Malta, Cipro o altri regimi speciali — pur mantenendo interessi economici, familiari, patrimoniali o professionali sostanziali in Italia.

B. Perché conta

La fiscalità non è solo una tecnica contabile: è il fondamento del patto democratico. Se lavoro, pensioni, consumi e immobili restano tassati, mentre grandi patrimoni mobili possono scegliere la giurisdizione più conveniente, il carico fiscale si sposta sui meno mobili.

C. La nostra soluzione

Introdurre una residenza fiscale rafforzata anti-abuso per cittadini italiani e residenti storici che trasferiscono la residenza in giurisdizioni a fiscalità privilegiata. La misura prevede presunzione di residenza fiscale italiana salvo prova rigorosa di effettivo radicamento estero; exit tax rafforzata su plusvalenze latenti, partecipazioni, holding, trust e strumenti finanziari; trailing tax transitoria per grandi patrimoni con legami economici sostanziali con l’Italia; regime speciale per micro-Stati e giurisdizioni a tassazione nulla, ispirato al precedente Francia-Monaco.

E. Cosa cambia per il cittadino

Chi ha beneficiato per anni di infrastrutture, sicurezza, sanità, scuola, mercato e stabilità italiani non può sottrarsi facilmente al contributo fiscale nel momento di massima capacità contributiva.

D. Obiettivi misurabili

  • Registro annuale dei trasferimenti di residenza verso giurisdizioni a fiscalità privilegiata.
  • Recupero di gettito da exit tax e controlli sui grandi patrimoni.
  • Riduzione delle residenze fittizie.
  • Criteri oggettivi di sostanza economica.
  • Coordinamento UE per evitare arbitraggio tra Stati membri.
Soluzione 39

Imposta minima europea sui grandi patrimoni

A. Il problema

La ricchezza estrema cresce spesso più rapidamente dei redditi da lavoro ed è tassata meno. Grandi patrimoni finanziari, partecipazioni societarie, trust e holding possono accumulare ricchezza con imposizione effettiva molto bassa rispetto a lavoratori, pensionati e piccole imprese.

B. Perché conta

La concentrazione estrema della ricchezza si traduce anche in concentrazione del potere economico, mediatico e politico. Una democrazia equilibrata richiede che chi possiede enormi patrimoni contribuisca in modo proporzionato alla stabilità sociale e alle infrastrutture collettive.

C. La nostra soluzione

Promuovere una minimum tax europea sui grandi patrimoni: 1% annuo sui patrimoni netti sopra 50 milioni di euro e 2% sopra 1 miliardo, con deduzione piena delle imposte già pagate su redditi, successioni, immobili e capital gains. La tassa colpisce solo la differenza necessaria a raggiungere l’aliquota minima effettiva. Il gettito è vincolato a riduzione del cuneo fiscale, scuola, sanità, dissesto idrogeologico, transizione energetica e investimenti produttivi.

E. Cosa cambia per il cittadino

Non si tassa il risparmio ordinario né la casa della famiglia media. Si chiede invece ai grandi patrimoni di contribuire in modo proporzionato alla stabilità democratica del Paese.

D. Obiettivi misurabili

  • Registro europeo interoperabile dei grandi patrimoni.
  • Minimum tax coordinata sui patrimoni ultra-elevati.
  • Quota del gettito vincolata a riduzione del carico sul lavoro e servizi pubblici.
  • Monitoraggio annuale dell’aliquota effettiva pagata dai grandi patrimoni.
  • Riduzione della concentrazione estrema della ricchezza nel lungo periodo.
Soluzione 40

Muro finanziario europeo contro i paradisi fiscali opachi

A. Il problema

Banche, fondi, assicurazioni, fiduciarie e intermediari europei possono continuare a operare con società registrate in giurisdizioni opache, trust non trasparenti e veicoli privi di beneficiario effettivo verificabile.

B. Perché conta

Finché il sistema finanziario europeo mantiene ponti operativi con paradisi fiscali opachi, la lotta all’evasione resta incompleta. Non basta inseguire il contribuente finale: bisogna impedire che il circuito finanziario regolato faciliti occultamento, elusione e riciclaggio fiscale.

C. La nostra soluzione

Creare un muro finanziario europeo contro i paradisi fiscali opachi: divieto per istituzioni finanziarie UE di aprire o mantenere rapporti con entità registrate in giurisdizioni non cooperative o ad alto rischio, salvo prova rafforzata di sostanza economica e beneficiario effettivo; ritenuta preventiva europea sui pagamenti verso giurisdizioni opache; esclusione da fondi pubblici, appalti e garanzie statali per imprese con strutture non giustificate in paradisi fiscali; obbligo di segnalazione rafforzata per banche, fondi e professionisti.

E. Cosa cambia per il cittadino

Chi paga le tasse in Italia non deve competere con chi nasconde redditi, patrimoni o profitti dietro società schermo. Le banche tornano a essere presidio di legalità, non infrastruttura tecnica dell’elusione.

D. Obiettivi misurabili

  • Azzeramento progressivo dei rapporti non giustificati tra intermediari UE e società anonime in giurisdizioni opache.
  • Sanzioni proporzionali al fatturato per intermediari recidivi.
  • Pubblicazione dei flussi finanziari aggregati verso giurisdizioni ad alto rischio.
  • Ritenuta preventiva sui pagamenti verso paradisi fiscali opachi.
  • Esclusione dagli appalti per imprese con strutture abusive.
Soluzione 41

Bilancio partecipativo via App IO con simulatore IA dei costi e benefici

A. Il problema

I cittadini spesso non vedono come vengono spesi i soldi pubblici e non hanno strumenti semplici per valutare la fattibilità delle proposte. Un progetto può sembrare desiderabile, ma avere costi nascosti, problemi autorizzativi o effetti distributivi non evidenti.

B. Perché conta

Il bilancio partecipativo diventa davvero democratico solo se i cittadini possono comparare progetti diversi sulla base di informazioni chiare: costo, tempi, benefici, manutenzione futura, impatto ambientale e priorità sociali.

C. La nostra soluzione

Destinare una quota obbligatoria del bilancio comunale a progetti scelti dai cittadini tramite piattaforma digitale. Ogni proposta viene accompagnata da una scheda elaborata dalla Pubblica Amministrazione e spiegata da un simulatore IA pubblico, capace di mostrare costi stimati, benefici attesi, impatto sul quartiere, spese di manutenzione, alternative e trade-off. L’IA non approva i progetti e non sostituisce gli uffici tecnici. Traduce dati amministrativi complessi in informazioni comprensibili e interrogabili.

E. Cosa cambia per il cittadino

Il cittadino può scegliere tra progetti sapendo cosa comportano davvero. Può confrontare, ad esempio, una pista ciclabile, un parco, un asilo, una strada o un centro civico in termini di costo, benefici, tempi e impatti.

D. Obiettivi misurabili

  • Quota di bilancio decisa dai cittadini.
  • Numero di progetti presentati.
  • Numero di simulazioni consultate.
  • Grado di comprensione dei costi.
  • Partecipazione per quartiere, età e reddito.
  • Tempi di realizzazione dei progetti votati.
  • Soddisfazione dei cittadini.
Soluzione 42

Assemblee civiche digitali con dossier IA bilanciati

A. Il problema

Su temi complessi, il voto diretto rischia di essere influenzato da slogan, campagne emotive, disinformazione o semplificazioni eccessive. Il cittadino può non avere tempo o strumenti per valutare tutte le implicazioni.

B. Perché conta

La democrazia non è solo votare: è deliberare. Prima di una decisione importante, servono informazione pluralista, confronto tra posizioni diverse e sintesi accessibili.

C. La nostra soluzione

Prima delle consultazioni più rilevanti, istituire assemblee civiche di cittadini estratti a sorte, supportate da dossier prodotti da esperti indipendenti e resi interrogabili tramite IA. L’assistente IA deve presentare argomenti favorevoli, contrari, costi, benefici, incertezze, alternative e conseguenze distributive. Ogni cittadino può poi consultare il dossier in linguaggio semplice, chiedere chiarimenti e ricevere risposte adattate al proprio livello di conoscenza, sempre con fonti verificabili.

E. Cosa cambia per il cittadino

Prima di votare, il cittadino non riceve propaganda, ma una base informativa comune. Può interrogare il sistema e capire meglio le ragioni delle diverse posizioni.

D. Obiettivi misurabili

  • Numero di assemblee civiche attivate.
  • Numero di dossier pubblicati.
  • Uso dell’assistente IA.
  • Qualità percepita dell’informazione.
  • Riduzione della disinformazione sul quesito.
  • Livello di comprensione dei cittadini.
  • Fiducia nel processo deliberativo.
Soluzione 43

Voto digitale sperimentale per categorie difficili da raggiungere, con assistenza IA accessibile

A. Il problema

Italiani all’estero, studenti fuori sede, persone con disabilità e cittadini lontani dal Comune di residenza incontrano ostacoli pratici al voto. Inoltre, alcune categorie possono avere difficoltà ad accedere a informazioni chiare e complete sui quesiti.

B. Perché conta

Il diritto di voto deve essere effettivo, non solo formale. Accessibilità e informazione sono due condizioni della partecipazione democratica.

C. La nostra soluzione

Avviare sperimentazioni di voto digitale opzionale per categorie specifiche, con assistente IA accessibile: linguaggio semplice, sintesi audio, traduzione, spiegazioni per livelli di complessità, accessibilità per persone con disabilità visive o cognitive. Il voto digitale deve essere facoltativo, verificabile, auditabile e sempre accompagnato da modalità fisiche o postali alternative.

E. Cosa cambia per il cittadino

Chi oggi vota con difficoltà può partecipare più facilmente e comprendere meglio il contenuto della decisione.

D. Obiettivi misurabili

  • Affluenza delle categorie coinvolte.
  • Uso delle funzioni di accessibilità.
  • Numero di richieste informative all’IA.
  • Livello di comprensione del quesito.
  • Errori tecnici.
  • Reclami.
  • Fiducia nel sistema.
Soluzione 44

Doppio binario democratico: voto digitale, carta e IA verificabile

A. Il problema

Il voto online può generare sfiducia se i cittadini non comprendono come funziona, chi lo controlla e come vengono protetti segretezza, libertà e integrità del voto.

B. Perché conta

Una tecnologia democratica è utile solo se aumenta la fiducia, non se crea sospetto. La legittimità del voto dipende dalla sicurezza reale, dalla verificabilità e dalla percezione pubblica di imparzialità.

C. La nostra soluzione

Introdurre il principio del doppio binario: voto digitale opzionale, voto fisico sempre disponibile, audit indipendenti, codice aperto dove possibile, verifiche pubbliche e possibilità di sostituire il voto digitale con voto fisico entro regole chiare. L’IA civica deve essere sottoposta agli stessi principi: tracciabilità delle fonti, neutralità verificabile, risposte bilanciate, registrazione pubblica delle versioni del modello usate in ogni consultazione, audit su bias, errori e manipolazioni.

E. Cosa cambia per il cittadino

Il cittadino può scegliere il canale di voto, ma anche controllare il processo informativo. Non deve fidarsi ciecamente né della piattaforma né dell’IA: deve poter vedere regole, fonti, controlli e responsabilità.

D. Obiettivi misurabili

  • Quota di voto digitale e fisico.
  • Numero di audit pubblicati.
  • Incidenti di sicurezza.
  • Contestazioni.
  • Correzioni del sistema IA.
  • Errori rilevati nelle risposte.
  • Livello di fiducia prima e dopo la consultazione.
Soluzione 45

Autorità indipendente per democrazia digitale, voto elettronico e IA civica

A. Il problema

Voto digitale e IA applicata alla democrazia non possono essere controllati solo dal governo, dai partiti, da fornitori privati o da singole amministrazioni. Il rischio di manipolazione, bias, opacità o errore sistemico è troppo alto.

B. Perché conta

Se l’IA diventa parte dell’infrastruttura democratica, deve essere trattata come una funzione costituzionalmente sensibile. La fiducia pubblica richiede indipendenza, trasparenza e controllo scientifico.

C. La nostra soluzione

Istituire un’Autorità indipendente per la democrazia digitale, il voto elettronico e l’IA civica. L’Autorità certifica le piattaforme, approva gli standard tecnici, controlla gli audit, verifica la neutralità delle risposte dell’IA, pubblica report sugli errori, autorizza sperimentazioni e riferisce annualmente al Parlamento. L’Autorità deve includere costituzionalisti, giuristi, esperti di cybersecurity, crittografi, studiosi di IA, statistici, rappresentanti della società civile, giornalisti, università e osservatori indipendenti.

E. Cosa cambia per il cittadino

Il cittadino sa che l’infrastruttura democratica digitale non è nelle mani di una maggioranza politica temporanea o di un’azienda privata. Esiste un presidio pubblico e indipendente che tutela neutralità, sicurezza e diritti.

D. Obiettivi misurabili

  • Numero di audit pubblicati.
  • Standard adottati.
  • Piattaforme certificate.
  • Errori dell’IA corretti.
  • Incidenti gestiti.
  • Tempi di risposta.
  • Fiducia pubblica.
  • Partecipazione di università e osservatori indipendenti.
Soluzione 46

Lista europea indipendente dei paradisi fiscali

A. Il problema

Le liste ufficiali dei paradisi fiscali sono spesso incomplete e diplomatiche. Possono escludere giurisdizioni politicamente influenti o Paesi europei e para-europei che, pur cooperando formalmente, producono effetti concreti di dumping fiscale.

B. Perché conta

Una lista credibile deve misurare il danno reale provocato agli altri Stati, non solo la disponibilità formale a scambiare informazioni. Se una giurisdizione attira profitti, holding, trust o patrimoni senza sostanza economica, è parte del problema.

C. La nostra soluzione

Creare una lista europea indipendente dei paradisi fiscali e delle giurisdizioni a rischio, basata su criteri oggettivi: aliquota effettiva reale, livello di segretezza, presenza di società senza sostanza economica, profitti esteri sproporzionati rispetto all’economia reale, cooperazione effettiva, ruolo nei flussi offshore e beneficiari effettivi non identificabili. La lista deve includere anche regimi europei o para-europei quando producono effetti di dumping fiscale.

E. Cosa cambia per il cittadino

La politica fiscale diventa basata su dati e impatto reale, non su diplomazia. I paradisi fiscali non possono più essere ignorati perché politicamente comodi o formalmente cooperativi.

D. Obiettivi misurabili

  • Pubblicazione annuale dell’indice europeo di rischio fiscale.
  • Applicazione automatica di ritenute e due diligence rafforzata verso giurisdizioni ad alto rischio.
  • Revisione indipendente da Parlamento europeo, Corte dei conti europea e autorità fiscali nazionali.
  • Riduzione dei flussi verso giurisdizioni prive di sostanza economica.
  • Criteri pubblici e verificabili per inclusione ed esclusione dalla lista.
Soluzione 47

Rompere il monopolio dei partiti: cittadini sorteggiati nelle istituzioni

A. Il problema

La democrazia rappresentativa resta un sistema chiuso: una ristretta élite di partito controlla candidature, agenda e accesso alle istituzioni, mentre ai cittadini è chiesto quasi soltanto di scegliere periodicamente tra alternative già confezionate. Questa concentrazione alimenta astensione, sfiducia e distanza dal potere.

B. Perché conta

La democrazia aperta proposta da Hélène Landemore rompe l'idea che governare sia una professione riservata a pochi. Sorteggio, deliberazione e rotazione consentono a persone comuni di diventare temporaneamente legislatori, controllori e rappresentanti, affiancando il canale elettorale con un secondo canale democratico più accessibile e rappresentativo della società.

C. La nostra soluzione

Aprire le istituzioni ai cittadini sorteggiati. Comuni e regioni istituiscono registri civici volontari, incompatibilità rigorose e sorteggi pubblici, indipendenti e stratificati. I cittadini selezionati entrano a rotazione in consigli e commissioni, accedono agli atti, interrogano amministratori ed esperti, presentano emendamenti e raccomandazioni ed esprimono un voto consultivo pubblico; ogni rifiuto deve ricevere una motivazione formale. Assemblee civiche permanenti deliberano sulle principali scelte di bilancio e territorio e possono attivarsi anche tramite iniziativa popolare. Dossier pluralisti, facilitatori, indennità e un assistente IA pubblico, tracciabile e sotto controllo umano rendono effettiva la partecipazione. Dopo la sperimentazione locale, il modello si estende a città metropolitane e regioni e alimenta una Conferenza nazionale dei cittadini. La versione istituzionale completa è descritta nell'area “Democrazia, informazione e partecipazione civica”. Non si elimina il voto: si aggiunge un secondo ingresso al potere pubblico, aperto a tutti e fondato sulla rotazione.

E. Cosa cambia per il cittadino

Il cittadino non resta spettatore o semplice elettore: può diventare temporaneamente legislatore locale, controllore civico e partecipante informato alla deliberazione. La politica cessa di essere monopolio professionale e diventa una responsabilità condivisa, esercitata a turno.

D. Obiettivi misurabili

  • Entro 12 mesi: regolamento modello, 50 comuni pilota e sorteggi interamente pubblici.
  • Entro 24 mesi: almeno 500 cittadini coinvolti e 100 decisioni accompagnate da un parere civico con risposta motivata.
  • Entro 36 mesi: sperimentazione in 5 città metropolitane e 3 regioni, assemblee permanenti nei maggiori comuni aderenti e proposta di legge quadro.
  • Entro 5 anni: almeno 1.000 comuni e metà delle regioni coinvolti, indice nazionale di apertura democratica e verifica dell'impatto su fiducia, partecipazione e astensione.