In molte città italiane cresce l’allarme sociale per aggressioni violente, rapine, pestaggi, accoltellamenti, violenze sessuali e condotte di gruppo commesse anche da minorenni o giovanissimi. Il problema non è la devianza generica, ma la violenza fisica intenzionale contro persone indifese, spesso commessa in gruppo, filmata, rivendicata o ripetuta.
Il sistema attuale rischia di essere percepito come troppo lento e troppo indulgente quando, dopo un’aggressione grave, l’autore torna rapidamente libero o viene inserito in percorsi educativi senza una fase iniziale credibile di contenimento, responsabilizzazione e valutazione della pericolosità. Il processo minorile italiano prevede strumenti importanti — prescrizioni, permanenza in casa, collocamento in comunità e custodia cautelare — ma questi strumenti devono essere usati con maggiore rigore nei casi di violenza fisica grave, recidiva o appartenenza a gruppi violenti.
Un secondo problema riguarda le persone affette da gravi disturbi psichici che, quando manifestano concreta pericolosità, possono diventare un rischio per sé e per gli altri. Dopo la chiusura degli OPG, le REMS e i Dipartimenti di salute mentale sono diventati il fulcro del sistema, ma persistono carenze di posti, liste d’attesa, problemi di sicurezza, insufficiente differenziazione delle strutture e difficoltà nel controllo territoriale.
La risposta dello Stato non può dipendere dall’età, dalla condizione sociale, dalla nazionalità o dalla diagnosi in sé, ma dalla pericolosità concreta, dalla gravità del fatto e dal rischio di reiterazione. La tutela delle vittime e della collettività deve tornare al centro.
La sicurezza è un diritto democratico. Quando un cittadino viene aggredito in strada, su un treno, in una scuola, in un quartiere o in un luogo pubblico, lo Stato deve intervenire subito. Una società civile non può accettare che la minore età, il disagio sociale, la dipendenza, il disturbo mentale o la marginalità diventino ragioni automatiche per lasciare senza controllo persone che hanno appena dimostrato una pericolosità violenta.
Al tempo stesso, una politica seria deve distinguere tra disagio e violenza. Il disagio va prevenuto e curato; la violenza va fermata. L’obiettivo non è criminalizzare i giovani, gli stranieri o le persone con disturbi psichici. L’obiettivo è impedire che persone concretamente pericolose, qualunque sia la loro età, origine o condizione sanitaria, possano continuare ad aggredire altri cittadini.
Il confronto internazionale mostra che i principali ordinamenti democratici prevedono forme di custodia o contenimento anche per minorenni responsabili di reati gravi. In Francia la detenzione cautelare minorile è prevista in casi e secondo condizioni definite; nel Regno Unito i casi di particolare gravità possono portare a pene custodiali, considerate misura di ultima istanza; in Germania il sistema minorile combina responsabilità, finalità educativa e pena giovanile quando le altre misure non bastano o la colpa è grave. Negli Stati Uniti esistono meccanismi di trasferimento dei minori al sistema penale adulto, anche se gli studi empirici avvertono che l’adultizzazione automatica non riduce necessariamente la violenza e può aggravare la recidiva.
La lezione è chiara: non serve copiare modelli estremi, ma costruire un sistema italiano più fermo, più rapido e più selettivo. Chi commette violenza grave deve essere immediatamente sottratto alla possibilità di colpire ancora; chi può essere recuperato deve dimostrarlo dopo una fase reale di contenimento, responsabilizzazione e verifica.
1. Custodia o collocamento protetto immediato per reati violenti con pericolosità attuale
Per aggressioni fisiche gravi, rapine violente, accoltellamenti, violenze sessuali, pestaggi di gruppo, lesioni gravi, minacce armate o reiterazione di condotte violente, introdurre, nei limiti costituzionali e senza automatismi, una valutazione cautelare prioritaria e rafforzata. Il giudice potrà scegliere lo strumento più adeguato — custodia cautelare, collocamento in comunità ad alta intensità e sicurezza, permanenza domiciliare controllata o struttura sanitaria giudiziaria — motivando in modo specifico la misura adottata rispetto a gravità, pericolosità attuale e rischio di reiterazione.
2. Regime speciale per minori violenti e baby gang
Per i minorenni responsabili di reati violenti contro la persona, prevedere un percorso penale minorile rafforzato:
- valutazione immediata della pericolosità entro 72 ore;
- separazione dai coetanei non violenti;
- collocamento in comunità chiuse o strutture minorili specializzate quando vi sia rischio concreto di reiterazione;
- accesso alla messa alla prova, nei casi più gravi o di recidiva, solo dopo una fase minima di contenimento e una valutazione giudiziaria individuale;
- obblighi di risarcimento, lavoro riparativo, studio, formazione e terapia comportamentale compatibili con età e capacità;
- coinvolgimento obbligatorio della famiglia quando presente e idonea;
- responsabilità economica o amministrativa di genitori o tutori soltanto in caso di grave omessa vigilanza accertata, con nesso causale e nei limiti costituzionali.
3. Risposta minima effettiva per la violenza grave, anche se l’autore è minorenne
Per i reati violenti più gravi, prevedere una soglia minima effettiva e individualizzata di risposta penale o para-penale: custodia, comunità chiusa, struttura educativa ad alta intensità o misura sanitaria giudiziaria. Il reinserimento non deve precedere la responsabilizzazione: deve seguirla. La rieducazione resta un obiettivo costituzionale, ma nei casi di violenza grave deve accompagnarsi a contenimento proporzionato e verifica della condotta.
4. Stop agli automatismi indulgenziali per recidivi violenti
Per chi reitera reati violenti contro la persona, eliminare ogni accesso automatico a percorsi ordinari di reinserimento, messa alla prova o misure alternative leggere. Il recidivo violento potrà accedere ai benefici solo dopo una valutazione giudiziaria individuale e una prova concreta e verificabile di cambiamento: condotta stabile, assenza di nuove violazioni, adesione a programmi terapeutici o educativi, risarcimento o condotte riparative verso la vittima quando possibile.
5. Banca dati nazionale sui gruppi giovanili violenti e sui recidivi minorili
Creare, sotto controllo giudiziario e con garanzie rigorose di privacy, accesso selettivo, tracciabilità e cancellazione dei dati, una banca dati nazionale per monitorare gruppi giovanili violenti, recidiva, misure applicate, tempi di intervento, esiti educativi e nuovi reati. Le forze dell’ordine, i tribunali per i minorenni, i servizi sociali e le scuole devono poter condividere solo le informazioni essenziali sui casi ad alto rischio, evitando sia che ogni episodio venga trattato come isolato sia che etichette informali producano schedature indiscriminate.
6. Tribunali e procure minorili ad alta specializzazione per la violenza di gruppo
Istituire sezioni e nuclei specializzati per reati violenti minorili e baby gang, con magistrati, psicologi forensi, educatori, criminologi, mediatori culturali e forze dell’ordine dedicate. La risposta deve essere rapida: identificazione, valutazione, misura cautelare proporzionata, protezione della vittima e progetto educativo, terapeutico o custodiale.
7. Protezione immediata delle vittime
Ogni procedimento per violenza giovanile deve prevedere presa in carico della vittima: informazione costante, protezione da ritorsioni, divieto di avvicinamento, supporto psicologico, tutela scolastica o lavorativa e corsia rapida per il risarcimento. La vittima non deve sentirsi abbandonata mentre l’autore riceve attenzione educativa.
8. Persone con grave disturbo psichico e pericolosità: presa in carico obbligatoria e sicura
Per chi manifesta una grave patologia psichiatrica associata a condotte violente, minacce, aggressioni o rischio concreto per terzi, introdurre un percorso obbligatorio di valutazione, trattamento e contenimento proporzionato, disposto e riesaminato dalle autorità competenti. La diagnosi da sola non giustifica restrizioni: il criterio è la pericolosità concreta, clinicamente e giudiziariamente accertata. Nessuna persona pericolosa deve essere lasciata senza controllo effettivo, e nessuna persona malata deve essere privata dei diritti in assenza dei presupposti di legge.
9. Riforma e potenziamento delle REMS e delle strutture sanitarie giudiziarie
Aumentare posti, personale, sicurezza e differenziazione delle REMS, creando percorsi e moduli distinti per:
- autori di reato con grave disturbo psichiatrico;
- soggetti con dipendenze associate a condotte violente;
- pazienti ad alta pericolosità;
- pazienti stabilizzati da reinserire gradualmente.
Le REMS devono restare strutture sanitarie, non carceri mascherate, ma devono essere realmente capaci di trattare e contenere chi è concretamente pericoloso.
10. Controllo territoriale obbligatorio dopo dimissione o misura alternativa
Dimissioni da REMS, libertà vigilata, affidamento terapeutico e pene alternative devono essere accompagnate da controlli reali: appuntamenti obbligatori, verifica dell’aderenza terapeutica quando prescritta, tutoraggio sanitario, allerta immediata in caso di interruzione del percorso e coordinamento tra DSM, magistratura di sorveglianza, forze dell’ordine e servizi sociali, nel rispetto della riservatezza sanitaria.
11. Espulsione o trattenimento amministrativo rafforzato per stranieri violenti non aventi diritto a restare
Per cittadini stranieri responsabili di reati violenti, privi di titolo di soggiorno o destinatari di espulsione, rafforzare le procedure di identificazione, trattenimento, rimpatrio e cooperazione con i Paesi d’origine. Per chi non è rimpatriabile ma è concretamente e attualmente pericoloso, prevedere soltanto misure tipizzate dalla legge, proporzionate, di durata limitata, con convalida e riesame giudiziario, nel rispetto del diritto internazionale e del principio di non-refoulement. Il criterio non è l’origine nazionale, ma la pericolosità concreta e la legalità della permanenza.
12. Prevenzione seria, non retorica
La repressione immediata serve quando la violenza è già avvenuta. Ma lo Stato deve anche intercettare prima dispersione scolastica, famiglie assenti, dipendenze, socializzazione criminale, reclutamento da parte della criminalità organizzata, cultura della violenza online e accesso alle armi. Nei quartieri ad alto rischio servono presìdi educativi pomeridiani, sport, formazione professionale, tutor adulti, polizia di prossimità e intervento precoce dei servizi sociali.