Synedrion
Apri la navigazione
Tutti i problemi e le soluzioni

Area tematica

Sicurezza e legalità

La sicurezza richiede uno Stato capace di prevenire, investigare, processare in tempi ragionevoli. Le proposte di molti esperti qui raccolte, rafforzano un programma fondato su processi efficienti, intercettazioni efficaci e rispettose della privacy, contrasto ai patrimoni criminali, autonomia della magistratura, prevenzione della corruzione e uso sociale dei beni confiscati.

Le fonti indicate servono come base documentale, comparativa o critica. La loro citazione non implica adesione degli autori o degli enti citati alle proposte Synedrion.

Scopri il metodo con cui costruiamo le proposte
Soluzione 01

Sicurezza urbana di prossimità e prevenzione

A. Il problema

Stazioni, periferie e spazi pubblici degradati concentrano insicurezza, spaccio e marginalità. Interventi episodici e non coordinati spostano i problemi senza risolverli.

B. Perché conta

La sicurezza quotidiana nasce dalla presenza credibile dello Stato, dalla qualità urbana e dalla prevenzione sociale, oltre che dal contrasto efficace dei reati. Educazione civica, contrasto alla dispersione, supporto psicologico e riuso comunitario dei beni confiscati riducono il terreno su cui crescono marginalità e controllo criminale.

C. La nostra soluzione

Rafforzare polizia di prossimità e presidi nelle aree più esposte; migliorare illuminazione, manutenzione e uso degli spazi pubblici; contrastare lo spaccio e coordinare polizia locale, forze dell’ordine, scuole, ASL e servizi sociali con piani territoriali verificabili. Usare i beni confiscati come luoghi educativi, produttivi e comunitari e offrire percorsi mirati contro dispersione scolastica, dipendenze e reclutamento criminale.

E. Cosa cambia per il cittadino

Quartieri più curati, presenza pubblica riconoscibile e risposte coordinate che aumentano sicurezza reale e libertà di vivere gli spazi comuni.

D. Obiettivi misurabili

  • Più pattuglie e presidi di prossimità.
  • Riduzione dei reati nelle aree prioritarie.
  • Stazioni e periferie riqualificate.
  • Tempi di intervento pubblicati.
  • Azioni coordinate contro lo spaccio.
  • Più percorsi di prevenzione per minori e persone fragili.
  • Beni confiscati riutilizzati per finalità educative, produttive e sociali.
Soluzione 02

Giustizia più rapida, pene certe

A. Il problema

La lentezza della giustizia civile e penale riduce fiducia nello Stato, certezza del diritto, investimenti e sicurezza percepita. Rinvii inutili, impugnazioni meramente dilatorie e una prescrizione usata come strategia processuale favoriscono chi può prolungare il giudizio. Il carcere, senza sicurezza interna, lavoro, salute mentale e reinserimento, aumenta il rischio di recidiva.

B. Perché conta

Legalità non significa solo repressione. Significa processi in tempi ragionevoli, pene effettive, diritti garantiti, vittime ascoltate e percorsi che riducano la recidiva. Nino Di Matteo richiama il rischio di sacche di impunità legate alla prescrizione; la Commissione Lattanzi propone organizzazione e digitalizzazione. La proposta di Piercamillo Davigo sulla reformatio in peius è controversa e può essere soltanto valutata nel pieno rispetto del diritto di difesa.

C. La nostra soluzione

Stabilizzare l’Ufficio del processo, rafforzare organici e organizzazione, digitalizzare pienamente i fascicoli e pubblicare i tempi per ufficio giudiziario. Limitare la prescrizione dopo una fase avanzata del processo, ridurre rinvii inutili e disincentivare le impugnazioni meramente strumentali senza comprimere le garanzie difensive. Rendere il carcere sicuro, umano ed efficace: 41-bis e alta sicurezza quando necessari, circuiti distinti per criminalità organizzata, dipendenze, disagio psichico e criminalità comune, più educatori, psicologi, formazione, lavoro e controllo reale delle pene alternative. Per i casi di violenza fisica grave, recidiva, baby gang e pericolosità psichiatrica concreta, questa linea è rafforzata dalla Soluzione 03, dedicata alla protezione immediata della collettività.

E. Cosa cambia per il cittadino

Processi più rapidi senza scorciatoie sulle garanzie, maggiore fiducia nello Stato, pene realmente efficaci e meno recidiva. Il tempo processuale non diventa un premio per chi dispone di più risorse.

D. Obiettivi misurabili

  • Riduzione del disposition time civile e penale.
  • Riduzione delle pendenze e dei rinvii evitabili.
  • Fascicoli digitalizzati e organici rafforzati.
  • Quota di impugnazioni inammissibili o dilatorie.
  • Prescrizioni maturate dopo l’avvio del giudizio.
  • Più detenuti coinvolti in lavoro, formazione e cura.
  • Controlli effettivi sulle pene alternative.
  • Riduzione della recidiva.
Soluzione 03

Chi aggredisce va fermato: baby gang, recidivi violenti e persone pericolose

A. Il problema

In molte città italiane cresce l’allarme sociale per aggressioni violente, rapine, pestaggi, accoltellamenti, violenze sessuali e condotte di gruppo commesse anche da minorenni o giovanissimi. Il problema non è la devianza generica, ma la violenza fisica intenzionale contro persone indifese, spesso commessa in gruppo, filmata, rivendicata o ripetuta. Il sistema attuale rischia di essere percepito come troppo lento e troppo indulgente quando, dopo un’aggressione grave, l’autore torna rapidamente libero o viene inserito in percorsi educativi senza una fase iniziale credibile di contenimento, responsabilizzazione e valutazione della pericolosità. Il processo minorile italiano prevede strumenti importanti — prescrizioni, permanenza in casa, collocamento in comunità e custodia cautelare — ma questi strumenti devono essere usati con maggiore rigore nei casi di violenza fisica grave, recidiva o appartenenza a gruppi violenti. Un secondo problema riguarda le persone affette da gravi disturbi psichici che, quando manifestano concreta pericolosità, possono diventare un rischio per sé e per gli altri. Dopo la chiusura degli OPG, le REMS e i Dipartimenti di salute mentale sono diventati il fulcro del sistema, ma persistono carenze di posti, liste d’attesa, problemi di sicurezza, insufficiente differenziazione delle strutture e difficoltà nel controllo territoriale. La risposta dello Stato non può dipendere dall’età, dalla condizione sociale, dalla nazionalità o dalla diagnosi in sé, ma dalla pericolosità concreta, dalla gravità del fatto e dal rischio di reiterazione. La tutela delle vittime e della collettività deve tornare al centro.

B. Perché conta

La sicurezza è un diritto democratico. Quando un cittadino viene aggredito in strada, su un treno, in una scuola, in un quartiere o in un luogo pubblico, lo Stato deve intervenire subito. Una società civile non può accettare che la minore età, il disagio sociale, la dipendenza, il disturbo mentale o la marginalità diventino ragioni automatiche per lasciare senza controllo persone che hanno appena dimostrato una pericolosità violenta. Al tempo stesso, una politica seria deve distinguere tra disagio e violenza. Il disagio va prevenuto e curato; la violenza va fermata. L’obiettivo non è criminalizzare i giovani, gli stranieri o le persone con disturbi psichici. L’obiettivo è impedire che persone concretamente pericolose, qualunque sia la loro età, origine o condizione sanitaria, possano continuare ad aggredire altri cittadini. Il confronto internazionale mostra che i principali ordinamenti democratici prevedono forme di custodia o contenimento anche per minorenni responsabili di reati gravi. In Francia la detenzione cautelare minorile è prevista in casi e secondo condizioni definite; nel Regno Unito i casi di particolare gravità possono portare a pene custodiali, considerate misura di ultima istanza; in Germania il sistema minorile combina responsabilità, finalità educativa e pena giovanile quando le altre misure non bastano o la colpa è grave. Negli Stati Uniti esistono meccanismi di trasferimento dei minori al sistema penale adulto, anche se gli studi empirici avvertono che l’adultizzazione automatica non riduce necessariamente la violenza e può aggravare la recidiva. La lezione è chiara: non serve copiare modelli estremi, ma costruire un sistema italiano più fermo, più rapido e più selettivo. Chi commette violenza grave deve essere immediatamente sottratto alla possibilità di colpire ancora; chi può essere recuperato deve dimostrarlo dopo una fase reale di contenimento, responsabilizzazione e verifica.

C. La nostra soluzione

1. Custodia o collocamento protetto immediato per reati violenti con pericolosità attuale Per aggressioni fisiche gravi, rapine violente, accoltellamenti, violenze sessuali, pestaggi di gruppo, lesioni gravi, minacce armate o reiterazione di condotte violente, introdurre, nei limiti costituzionali e senza automatismi, una valutazione cautelare prioritaria e rafforzata. Il giudice potrà scegliere lo strumento più adeguato — custodia cautelare, collocamento in comunità ad alta intensità e sicurezza, permanenza domiciliare controllata o struttura sanitaria giudiziaria — motivando in modo specifico la misura adottata rispetto a gravità, pericolosità attuale e rischio di reiterazione. 2. Regime speciale per minori violenti e baby gang Per i minorenni responsabili di reati violenti contro la persona, prevedere un percorso penale minorile rafforzato: - valutazione immediata della pericolosità entro 72 ore; - separazione dai coetanei non violenti; - collocamento in comunità chiuse o strutture minorili specializzate quando vi sia rischio concreto di reiterazione; - accesso alla messa alla prova, nei casi più gravi o di recidiva, solo dopo una fase minima di contenimento e una valutazione giudiziaria individuale; - obblighi di risarcimento, lavoro riparativo, studio, formazione e terapia comportamentale compatibili con età e capacità; - coinvolgimento obbligatorio della famiglia quando presente e idonea; - responsabilità economica o amministrativa di genitori o tutori soltanto in caso di grave omessa vigilanza accertata, con nesso causale e nei limiti costituzionali. 3. Risposta minima effettiva per la violenza grave, anche se l’autore è minorenne Per i reati violenti più gravi, prevedere una soglia minima effettiva e individualizzata di risposta penale o para-penale: custodia, comunità chiusa, struttura educativa ad alta intensità o misura sanitaria giudiziaria. Il reinserimento non deve precedere la responsabilizzazione: deve seguirla. La rieducazione resta un obiettivo costituzionale, ma nei casi di violenza grave deve accompagnarsi a contenimento proporzionato e verifica della condotta. 4. Stop agli automatismi indulgenziali per recidivi violenti Per chi reitera reati violenti contro la persona, eliminare ogni accesso automatico a percorsi ordinari di reinserimento, messa alla prova o misure alternative leggere. Il recidivo violento potrà accedere ai benefici solo dopo una valutazione giudiziaria individuale e una prova concreta e verificabile di cambiamento: condotta stabile, assenza di nuove violazioni, adesione a programmi terapeutici o educativi, risarcimento o condotte riparative verso la vittima quando possibile. 5. Banca dati nazionale sui gruppi giovanili violenti e sui recidivi minorili Creare, sotto controllo giudiziario e con garanzie rigorose di privacy, accesso selettivo, tracciabilità e cancellazione dei dati, una banca dati nazionale per monitorare gruppi giovanili violenti, recidiva, misure applicate, tempi di intervento, esiti educativi e nuovi reati. Le forze dell’ordine, i tribunali per i minorenni, i servizi sociali e le scuole devono poter condividere solo le informazioni essenziali sui casi ad alto rischio, evitando sia che ogni episodio venga trattato come isolato sia che etichette informali producano schedature indiscriminate. 6. Tribunali e procure minorili ad alta specializzazione per la violenza di gruppo Istituire sezioni e nuclei specializzati per reati violenti minorili e baby gang, con magistrati, psicologi forensi, educatori, criminologi, mediatori culturali e forze dell’ordine dedicate. La risposta deve essere rapida: identificazione, valutazione, misura cautelare proporzionata, protezione della vittima e progetto educativo, terapeutico o custodiale. 7. Protezione immediata delle vittime Ogni procedimento per violenza giovanile deve prevedere presa in carico della vittima: informazione costante, protezione da ritorsioni, divieto di avvicinamento, supporto psicologico, tutela scolastica o lavorativa e corsia rapida per il risarcimento. La vittima non deve sentirsi abbandonata mentre l’autore riceve attenzione educativa. 8. Persone con grave disturbo psichico e pericolosità: presa in carico obbligatoria e sicura Per chi manifesta una grave patologia psichiatrica associata a condotte violente, minacce, aggressioni o rischio concreto per terzi, introdurre un percorso obbligatorio di valutazione, trattamento e contenimento proporzionato, disposto e riesaminato dalle autorità competenti. La diagnosi da sola non giustifica restrizioni: il criterio è la pericolosità concreta, clinicamente e giudiziariamente accertata. Nessuna persona pericolosa deve essere lasciata senza controllo effettivo, e nessuna persona malata deve essere privata dei diritti in assenza dei presupposti di legge. 9. Riforma e potenziamento delle REMS e delle strutture sanitarie giudiziarie Aumentare posti, personale, sicurezza e differenziazione delle REMS, creando percorsi e moduli distinti per: - autori di reato con grave disturbo psichiatrico; - soggetti con dipendenze associate a condotte violente; - pazienti ad alta pericolosità; - pazienti stabilizzati da reinserire gradualmente. Le REMS devono restare strutture sanitarie, non carceri mascherate, ma devono essere realmente capaci di trattare e contenere chi è concretamente pericoloso. 10. Controllo territoriale obbligatorio dopo dimissione o misura alternativa Dimissioni da REMS, libertà vigilata, affidamento terapeutico e pene alternative devono essere accompagnate da controlli reali: appuntamenti obbligatori, verifica dell’aderenza terapeutica quando prescritta, tutoraggio sanitario, allerta immediata in caso di interruzione del percorso e coordinamento tra DSM, magistratura di sorveglianza, forze dell’ordine e servizi sociali, nel rispetto della riservatezza sanitaria. 11. Espulsione o trattenimento amministrativo rafforzato per stranieri violenti non aventi diritto a restare Per cittadini stranieri responsabili di reati violenti, privi di titolo di soggiorno o destinatari di espulsione, rafforzare le procedure di identificazione, trattenimento, rimpatrio e cooperazione con i Paesi d’origine. Per chi non è rimpatriabile ma è concretamente e attualmente pericoloso, prevedere soltanto misure tipizzate dalla legge, proporzionate, di durata limitata, con convalida e riesame giudiziario, nel rispetto del diritto internazionale e del principio di non-refoulement. Il criterio non è l’origine nazionale, ma la pericolosità concreta e la legalità della permanenza. 12. Prevenzione seria, non retorica La repressione immediata serve quando la violenza è già avvenuta. Ma lo Stato deve anche intercettare prima dispersione scolastica, famiglie assenti, dipendenze, socializzazione criminale, reclutamento da parte della criminalità organizzata, cultura della violenza online e accesso alle armi. Nei quartieri ad alto rischio servono presìdi educativi pomeridiani, sport, formazione professionale, tutor adulti, polizia di prossimità e intervento precoce dei servizi sociali.

E. Cosa cambia per il cittadino

Chi aggredisce fisicamente un’altra persona non torna automaticamente senza controllo il giorno dopo. L’età, il disagio, la diagnosi o la marginalità non cancellano la responsabilità né il diritto dei cittadini a essere protetti. Le vittime vengono ascoltate e protette subito. I quartieri più esposti vedono una presenza più forte dello Stato. I minori violenti vengono separati dai coetanei non violenti e inseriti in percorsi rigorosi, controllati e verificabili. I recidivi non ricevono benefici automatici. Le persone con gravi disturbi psichici e pericolosità concreta non vengono abbandonate, ma prese in carico in strutture adeguate. Il messaggio pubblico diventa chiaro: prevenzione per chi è a rischio, cura per chi è malato, reinserimento per chi dimostra cambiamento, ma protezione immediata della collettività quando c’è violenza.

D. Obiettivi misurabili

  • Riduzione delle aggressioni, rapine violente, lesioni gravi e violenze di gruppo commesse da minorenni.
  • Tempo massimo di 72 ore per la valutazione di pericolosità nei casi di violenza minorile grave.
  • Aumento dei collocamenti protetti per minori violenti recidivi o appartenenti a gruppi criminali.
  • Riduzione della recidiva dei minori coinvolti in reati violenti.
  • Numero di gruppi giovanili violenti mappati e disarticolati attraverso interventi giudiziari, sociali e scolastici.
  • Riduzione dei casi in cui autori di aggressioni gravi restano senza misura cautelare o controllo effettivo nonostante un rischio di reiterazione accertato.
  • Aumento dei posti REMS e delle strutture sanitarie giudiziarie ad alta intensità.
  • Riduzione delle liste d’attesa per misure di sicurezza psichiatriche.
  • Percentuale di pazienti psichiatrici giudiziari seguiti con piano terapeutico, controlli e verifica territoriale.
  • Numero di violazioni delle misure alternative rilevate e sanzionate tempestivamente.
  • Riduzione delle aggressioni commesse da soggetti già segnalati come concretamente pericolosi.
  • Aumento dei risarcimenti, dei percorsi riparativi e del supporto psicologico alle vittime.
Soluzione 04

Antimafia, anticorruzione e appalti trasparenti

A. Il problema

Criminalità organizzata, corruzione, riciclaggio e uso privato della funzione pubblica alterano appalti, concorrenza, sicurezza urbana e fiducia nello Stato. Arrestare i responsabili non basta se capitali, imprese, immobili e reti finanziarie restano sotto controllo criminale.

B. Perché conta

Gli appalti pubblici valgono centinaia di miliardi. Senza trasparenza su beneficiari effettivi, subappalti, varianti e filiere, risorse pubbliche e PNRR possono essere catturate da interessi particolari, opacità e criminalità economica. Roberto Scarpinato, Raffaele Cantone e Nino Di Matteo contestano la cancellazione dei reati-spia: la risposta equilibrata è distinguere il funzionario onesto dall’abuso consapevole del potere, mantenendo strumenti efficaci contro favoritismi, ritorsioni, clientelismo e mediazioni illecite.

C. La nostra soluzione

Creare una banca dati unica appalti-antimafia-anticorruzione con beneficiari effettivi, subappalti, varianti, tempi, contenziosi, interdittive e indicatori di rischio. Riformulare in modo chiaro una fattispecie contro l’abuso intenzionale del potere pubblico e mantenere efficace il traffico di influenze, distinguendo lobbying legittimo e mediazione illecita. Rafforzare whistleblowing, conflitti d’interesse, sequestri, confische, antiriciclaggio e controlli fiscali. Dotare l’amministrazione dei beni sequestrati di competenze manageriali e industriali per evitare il fallimento delle aziende e accelerarne il riuso sociale e produttivo.

E. Cosa cambia per il cittadino

Più legalità, concorrenza leale e fiducia nell’uso del denaro pubblico. I patrimoni criminali tornano alle comunità e il funzionario onesto può decidere senza lasciare impuniti favoritismi e uso privato della funzione pubblica.

D. Obiettivi misurabili

  • Tracciabilità completa dei subappalti.
  • Beneficiari effettivi pubblici per i contratti rilevanti.
  • Indicatori di rischio e controlli automatici sugli appalti.
  • Più segnalazioni whistleblowing protette.
  • Tempi di sequestro, confisca e destinazione dei beni.
  • Aziende confiscate mantenute operative.
  • Beni riutilizzati per finalità sociali o produttive.
  • Applicazione monitorata dei reati contro la pubblica amministrazione.
Soluzione 05

Intercettazioni efficaci, privacy protetta

A. Il problema

Mafia, corruzione, terrorismo, riciclaggio e criminalità economica operano attraverso reti complesse che spesso emergono soltanto seguendo comunicazioni e relazioni. Restrizioni eccessive possono disarmare le indagini, mentre diffusione indebita e materiale irrilevante possono danneggiare cittadini estranei.

B. Perché conta

Nicola Gratteri, Roberto Scarpinato, Giovanni Melillo e Giancarlo Caselli richiamano l’importanza investigativa delle intercettazioni. L’analisi critica di Francesco Caprioli mostra però che efficacia e tutela costituzionale devono procedere insieme, con controllo giudiziario e protezione rigorosa della riservatezza.

C. La nostra soluzione

Mantenere intercettazioni efficaci per mafia, corruzione, terrorismo, riciclaggio e criminalità organizzata e consentirne l’uso controllato nei procedimenti collegati quando emergono reati gravi. Proteggere i terzi estranei con archivi riservati, selezione del giudice e sanzioni per la diffusione indebita; escludere dai provvedimenti il materiale manifestamente irrilevante. Disciplinare con criteri chiari, autorizzazione motivata e tracciabilità captatori informatici e intercettazioni ambientali.

E. Cosa cambia per il cittadino

Indagini più efficaci contro reti criminali e maggiore protezione per le persone estranee ai procedimenti, senza processi mediatici fondati su conversazioni irrilevanti.

D. Obiettivi misurabili

  • Indagini per reati gravi supportate da intercettazioni utilizzabili.
  • Tempi di autorizzazione e proroga monitorati.
  • Materiale irrilevante escluso dagli atti pubblici.
  • Accessi agli archivi riservati tracciati.
  • Violazioni della riservatezza accertate e sanzionate.
  • Captatori informatici sottoposti a regole e audit tecnici.
Soluzione 06

Ergastolo ostativo costituzionale e sicurezza antimafia

A. Il problema

Il regime ostativo deve impedire che condannati per mafia e terrorismo continuino a esercitare potere criminale, ma gli automatismi assoluti entrano in tensione con i principi costituzionali ed europei sull’individualizzazione del trattamento.

B. Perché conta

Nino Di Matteo richiama il rischio di svuotare uno strumento essenziale dell’antimafia. La Commissione Palazzo e l’Associazione Italiana dei Professori di Diritto Penale indicano la necessità di superare gli automatismi mantenendo verifiche probatorie rigorose sulla rottura dei legami criminali.

C. La nostra soluzione

Adeguare il regime ostativo alla Costituzione senza indebolirlo: accesso ai benefici soltanto dopo una valutazione individuale rigorosa, collaborazione con la giustizia o elementi equivalenti di dissociazione reale, verifica patrimoniale e relazionale, ascolto delle procure antimafia e protezione di vittime, testimoni e collaboratori. Rafforzare i controlli affinché il carcere non resti un canale di comando mafioso.

E. Cosa cambia per il cittadino

Sicurezza antimafia e principi costituzionali vengono tutelati insieme: nessun automatismo cieco, ma nessuna apertura senza prova rigorosa della rottura con l’organizzazione criminale.

D. Obiettivi misurabili

  • Decisioni sui benefici motivate con verifiche individuali.
  • Controlli sui collegamenti criminali e patrimoniali.
  • Informazioni delle procure antimafia acquisite nei procedimenti.
  • Vittime, testimoni e collaboratori protetti.
  • Comunicazioni illecite dal carcere intercettate e sanzionate.
  • Recidiva e revoche dei benefici monitorate.
Soluzione 07

Magistratura autonoma, pubblico ministero indipendente

A. Il problema

Riforme dell’ordinamento giudiziario prive di adeguate garanzie possono indebolire la cultura comune della giurisdizione ed esporre il pubblico ministero a condizionamenti gerarchici o politici.

B. Perché conta

Armando Spataro e l’Associazione Nazionale Magistrati contestano la separazione delle carriere e difendono autonomia, formazione comune e indipendenza del pubblico ministero. Il dossier del Senato consente di valutare con trasparenza struttura e conseguenze della riforma.

C. La nostra soluzione

Mantenere autonomia e indipendenza del pubblico ministero e una cultura comune della giurisdizione. Valutare ogni riforma delle carriere rispetto al rischio di condizionamento dell’accusa pubblica, rafforzando formazione condivisa, responsabilità professionale, criteri trasparenti per incarichi e organizzazione degli uffici, valutazioni periodiche, produttività e digitalizzazione senza interferenze dell’esecutivo nelle singole indagini.

E. Cosa cambia per il cittadino

Una magistratura responsabile e trasparente, ma libera di indagare mafia, corruzione e poteri economici senza dipendere dal governo del momento.

D. Obiettivi misurabili

  • Indipendenza organizzativa del pubblico ministero garantita.
  • Formazione comune tra funzioni giudicanti e requirenti.
  • Criteri trasparenti per incarichi direttivi.
  • Valutazioni professionali periodiche e documentate.
  • Tempi e carichi di lavoro pubblicati per ufficio.
  • Assenza di interferenze politiche sulle singole indagini.
Soluzione 08

Legalità quotidiana, traffico e rispetto delle regole

A. Il problema

In Italia l’illegalità quotidiana è spesso tollerata: infrazioni stradali, mancato rispetto delle regole comuni, scarso controllo e sanzioni percepite come improbabili o negoziabili. Questo non riguarda solo il traffico. La legalità quotidiana è il primo contatto tra cittadino e Stato: se le piccole regole non valgono, anche le grandi regole diventano meno credibili.

B. Perché conta

La sicurezza stradale, il rispetto degli spazi pubblici e l’applicazione ordinaria delle regole sono elementi fondamentali del capitale sociale. Dove l’impunità minuta è diffusa, cresce l’idea che il furbo vinca sempre. Questo indebolisce fiducia, convivenza civile e rispetto delle istituzioni.

C. La nostra soluzione

Creare un Piano Legalità Quotidiana con enforcement automatico e trasparente del Codice della strada, telecamere intelligenti per semafori, corsie preferenziali e guida pericolosa, tolleranza zero per uso del telefono alla guida, passaggi con rosso, sosta pericolosa e guida aggressiva, destinazione vincolata dei proventi delle multe a sicurezza stradale, marciapiedi, piste ciclabili e trasporto pubblico, dashboard comunali su multe, incidenti, controlli e uso dei fondi, educazione civica pratica nelle scuole e nelle autoscuole e responsabilità chiare per sindaci, prefetti e comandanti delle polizie locali.

E. Cosa cambia per il cittadino

Strade più sicure, meno aggressività urbana e maggiore protezione per pedoni, ciclisti, bambini e anziani. Il cittadino percepisce che le regole valgono per tutti e che lo Stato non tollera l’anarchia quotidiana.

D. Obiettivi misurabili

  • Dimezzare morti e feriti gravi sulle strade entro il 2035.
  • Ridurre del 70% passaggi con rosso e uso del telefono alla guida nelle aree monitorate.
  • Pubblicare dati comunali mensili su incidenti, infrazioni, controlli e destinazione dei proventi.
  • Aumentare la quota di multe effettivamente riscosse.
  • Ridurre i tempi di intervento su sosta pericolosa e violazioni gravi.