Synedrion
Apri la navigazione
Tutti i problemi e le soluzioni

Area tematica

Stato efficiente, fisco e burocrazia

Un’amministrazione capace di trasformare il PNRR in strategia nazionale, valutare agevolazioni e regimi speciali e legare fondi e incentivi a risultati verificabili.

Le fonti indicate servono come base documentale, comparativa o critica. La loro citazione non implica adesione degli autori o degli enti citati alle proposte Synedrion.

Scopri il metodo con cui costruiamo le proposte
Soluzione 01

PNRR verificabile e amministrazione per risultati

A. Il problema

Fondi e progetti pubblici sono spesso frammentati, misurati attraverso adempimenti burocratici invece che per l’impatto prodotto.

B. Perché conta

Senza capacità amministrativa, dashboard aperte e responsabilità chiare, le risorse pubbliche non si trasformano in servizi e crescita.

C. La nostra soluzione

Rendere il PNRR una strategia produttiva nazionale, pubblicare costi, tempi e benefici, condizionare i fondi a risultati misurabili e rafforzare la capacità tecnica di Comuni, Regioni e amministrazioni centrali. Usare interoperabilità dei dati per semplificare gli adempimenti e contrastare evasione e frodi.

E. Cosa cambia per il cittadino

Meno burocrazia improduttiva, maggiore trasparenza e investimenti pubblici che producono risultati riconoscibili.

D. Obiettivi misurabili

  • Progetti completati nei tempi.
  • Dashboard pubbliche aggiornate.
  • Fondi legati a obiettivi verificabili.
  • Impatto misurato su produttività, lavoro e divari territoriali.
Soluzione 02

Fisco semplice, meno eccezioni e più responsabilità

A. Il problema

Il sistema fiscale è percepito come eccessivo da chi paga regolarmente, ma è anche pieno di eccezioni, regimi speciali, condoni e trattamenti differenziati che alimentano sfiducia, evasione e iniquità.

B. Perché conta

La proliferazione di regimi speciali ed esenzioni rende il fisco meno trasparente e più distorsivo. Protezioni e bonus difendono lo status quo invece di sostenere crescita e investimenti.

C. La nostra soluzione

Ridurre le tasse sul lavoro produttivo, sottoporre ogni anno le spese fiscali a valutazione di efficacia ed equità, eliminare regimi speciali non giustificati ed escludere i condoni come strumento ordinario. Usare interoperabilità dei dati per ridurre evasione e adempimenti ripetitivi.

E. Cosa cambia per il cittadino

Un sistema più semplice e comprensibile: meno tasse su chi lavora e produce, meno eccezioni e posizioni protette.

D. Obiettivi misurabili

  • Riduzione dei regimi sostitutivi non giustificati.
  • Revisione delle agevolazioni immobiliari regressive.
  • Meno aliquote implicite e marginali distorsive.
  • Più fedeltà fiscale tramite dati e interoperabilità.
  • Cuneo sul lavoro ridotto con il taglio delle agevolazioni inefficienti.
  • Impatto distributivo pubblicato ogni anno.
Soluzione 03

Scuola Nazionale delle Missioni

A. Il problema

Missioni complesse richiedono competenze pubbliche che spesso sono frammentate o esternalizzate: dati, appalti innovativi, valutazione, proprietà intellettuale, finanza pubblica e gestione dei contratti.

B. Perché conta

Una politica mission-oriented non funziona se lo Stato non ha capacità interna. Senza competenze pubbliche, anche buone risorse diventano bandi frammentati, consulenze, ritardi e risultati difficili da misurare.

C. La nostra soluzione

Istituire una Scuola Nazionale delle Missioni per formare dirigenti e funzionari su appalti innovativi, dati, valutazione d’impatto, finanza pubblica, gestione dei contratti, proprietà intellettuale, partecipazione civica e monitoraggio dei risultati. Ridurre la dipendenza da consulenza esterna nelle funzioni strategiche.

E. Cosa cambia per il cittadino

Uno Stato più capace, meno dipendente da consulenze esterne e più in grado di trasformare risorse pubbliche in servizi, investimenti e risultati.

D. Obiettivi misurabili

  • Dirigenti e funzionari formati ogni anno.
  • Unità missione attive nei ministeri prioritari.
  • Riduzione dei tempi di progettazione e appalto.
  • Dashboard pubbliche aggiornate.
  • Meno outsourcing sulle funzioni strategiche.
  • Valutazioni indipendenti dei risultati.
Soluzione 04

Pagare tutti, pagare meno: patto contro evasione e condoni

A. Il problema

L’evasione fiscale sottrae risorse allo Stato, aumenta il carico su chi paga regolarmente e distrugge la fiducia tra cittadini e istituzioni. I condoni ripetuti rafforzano l’idea che rispettare le regole sia penalizzante.

B. Perché conta

Cottarelli individua l’evasione fiscale tra i principali freni strutturali dell’economia italiana. UPB segnala inoltre che il sistema fiscale italiano è reso meno equo e meno trasparente da regimi speciali, agevolazioni e differenze di trattamento. Un fisco percepito come ingiusto riduce la fedeltà fiscale e indebolisce il patto civico.

C. La nostra soluzione

Synedrion propone un patto fiscale semplice: pagare tutti per pagare meno. La lotta all’evasione deve concentrarsi sui grandi rischi fiscali, sull’interoperabilità delle banche dati, sulla riscossione locale, sul contrasto ai falsi regimi agevolati e sull’abolizione della logica dei condoni. Le risorse recuperate devono finanziare la riduzione del carico fiscale su lavoro e imprese produttive.

E. Cosa cambia per il cittadino

Chi paga le tasse non deve sentirsi il solo a sostenere il Paese. Meno evasione significa più equità, meno pressione su chi rispetta le regole e più risorse per servizi e investimenti.

D. Obiettivi misurabili

  • Riduzione del tax gap per principali imposte.
  • Aumento dell’adempimento spontaneo.
  • Rafforzamento della riscossione locale.
  • Riduzione dei condoni e delle sanatorie fiscali.
  • Interoperabilità delle banche dati fiscali e patrimoniali.
  • Riduzione del carico fiscale effettivo su lavoro regolare e imprese che investono.
Soluzione 05

Ricostruire fiducia pubblica e capitale sociale

A. Il problema

La sfiducia tra cittadini, imprese e istituzioni riduce cooperazione, rispetto delle regole, disponibilità a pagare le tasse e capacità di realizzare riforme. Dove manca fiducia, ogni politica pubblica costa di più e funziona peggio.

B. Perché conta

Uno dei freni più profondi alla crescita italiana è il basso capitale sociale: poca fiducia reciproca, poca fiducia nello Stato, interessi settoriali e sospetto verso le regole comuni. Cottarelli collega i mali economici italiani anche a fattori istituzionali e civici: evasione, corruzione, burocrazia e giustizia lenta distruggono fiducia e riducono investimenti.

C. La nostra soluzione

Synedrion propone di ricostruire capitale sociale con regole uguali per tutti, servizi pubblici misurabili, trasparenza completa su spesa e risultati, stop ai condoni, partecipazione civica alle missioni nazionali e tempi certi della pubblica amministrazione. La fiducia non si predica: si costruisce rendendo lo Stato affidabile, verificabile e responsabile.

E. Cosa cambia per il cittadino

Uno Stato che mantiene le promesse aumenta la fiducia. Più fiducia significa più rispetto delle regole, meno conflitto tra categorie e maggiore capacità di costruire futuro insieme.

D. Obiettivi misurabili

  • Dashboard pubbliche su tempi, costi e risultati delle politiche.
  • Riduzione dei tempi medi dei procedimenti amministrativi.
  • Riduzione dei condoni e delle deroghe ad personam o di categoria.
  • Consultazioni civiche annuali sulle missioni Synedrion.
  • Indicatori di fiducia nelle istituzioni e soddisfazione dei cittadini.
  • Open data su appalti, beneficiari e risultati.
Soluzione 06

Semplificazione strutturale per imprese e cittadini

A. Il problema

Burocrazia, adempimenti ripetuti, incertezza normativa e tempi amministrativi imprevedibili riducono produttività, investimenti e fiducia nello Stato.

B. Perché conta

Banca d’Italia segnala il ruolo della capacità amministrativa e del PNRR nel migliorare procedure e obiettivi. Le associazioni artigiane indicano il costo degli adempimenti come freno quotidiano. Raffaele Cantone, Roberto Scarpinato e Nino Di Matteo mostrano che semplificare non significa rendere impuniti favoritismi, ritorsioni, clientelismo e uso privato del potere pubblico.

C. La nostra soluzione

Applicare il principio once-only: lo Stato non deve chiedere due volte dati che possiede già. Creare fascicolo digitale unico per cittadino e impresa, autorizzazioni con silenzio-assenso qualificato, modulistica unica nazionale, interoperabilità piena tra banche dati pubbliche e revisione annuale degli adempimenti inutili. Proteggere il funzionario onesto che decide, ma definire con precisione l’abuso intenzionale del potere pubblico e mantenere efficace il traffico di influenze. Rendere trasparenti appalti, incarichi, consulenze, autorizzazioni e concessioni con open data e controlli automatici sulle anomalie.

E. Cosa cambia per il cittadino

Meno tempo perso, meno costi occulti, più investimenti e uno Stato percepito come infrastruttura utile invece che ostacolo.

D. Obiettivi misurabili

  • Riduzione degli adempimenti ricorrenti.
  • Tempo medio per autorizzazioni produttive.
  • Numero di procedure once-only.
  • Interoperabilità tra banche dati.
  • Costo amministrativo medio per PMI.
  • Appalti, incarichi e concessioni pubblicati in open data.
  • Anomalie amministrative intercettate automaticamente.
  • Soddisfazione utenti su servizi digitali pubblici.
Soluzione 07

Stato competente, non solo nuove leggi

A. Il problema

L’Italia produce molte norme, ma fatica a produrre risultati. Troppo spesso le riforme si fermano alla legge, senza attuazione concreta, responsabilità chiare, indicatori misurabili e verifica degli effetti. Il problema non è solo la burocrazia: è la capacità dello Stato di eseguire, coordinare, valutare e correggere.

B. Perché conta

Uno Stato costoso ma poco capace consuma fiducia. I cittadini non chiedono soltanto diritti astratti: chiedono tempi certi, servizi funzionanti, autorizzazioni rapide, sanità accessibile, infrastrutture completate e amministrazioni che rispondano. Senza capacità amministrativa, anche le migliori riforme restano carta.

C. La nostra soluzione

Creare una Delivery Unit nazionale indipendente, incaricata di monitorare pubblicamente l’attuazione delle principali politiche pubbliche. La struttura segue 30 obiettivi prioritari nazionali, pubblica indicatori chiari, identifica responsabili amministrativi e politici, segnala ritardi e ostacoli, valuta ex post le norme, propone semplificazioni e lega una parte della retribuzione dei dirigenti pubblici al raggiungimento di obiettivi verificabili. Le priorità iniziali includono sanità, giustizia, autorizzazioni, opere pubbliche, digitale, scuola, energia, sicurezza urbana e PNRR.

E. Cosa cambia per il cittadino

Il cittadino vede tempi più certi, meno rimpalli e maggiore responsabilità. Può sapere chi è responsabile di un ritardo, quali amministrazioni funzionano e quali no. Lo Stato diventa meno opaco e più orientato ai risultati.

D. Obiettivi misurabili

  • Tagliare del 50% i tempi medi delle autorizzazioni critiche.
  • Pubblicare tempi standard per tutti i principali servizi pubblici.
  • Introdurre valutazioni ex post obbligatorie delle norme più rilevanti.
  • Legare una quota della retribuzione dei dirigenti pubblici a obiettivi verificabili.
  • Pubblicare una dashboard nazionale trimestrale sull’attuazione delle politiche pubbliche.
Soluzione 08

Un Green Book italiano per scegliere meglio gli investimenti pubblici

A. Il problema

L’Italia dispone già di norme, linee guida e strutture tecniche per valutare gli investimenti pubblici, ma non ha ancora una grammatica comune di governo. I criteri sono spesso settoriali, disomogenei e non sempre vincolanti. Esistono strumenti importanti: le linee guida del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per la valutazione delle opere pubbliche, il ruolo del DIPE e del NUVV nella verifica degli investimenti pubblici, le procedure del CIPESS, i criteri PNRR, il principio DNSH e strumenti sperimentali come EVA per valutare sostenibilità e ricadute degli investimenti. Il problema è che questi strumenti non formano ancora un sistema unico, semplice, obbligatorio e trasparente per tutte le amministrazioni. Manca un equivalente italiano del Green Book britannico: un manuale nazionale che imponga di valutare costi, benefici, alternative, rischi, impatti distributivi, sostenibilità, capacità realizzativa e risultati ex post. Il risultato è che molte decisioni vengono annunciate prima di essere valutate in modo comparabile. Troppi progetti pubblici non mostrano chiaramente quali alternative siano state considerate, quali benefici produrranno, quali rischi comportano e come saranno verificati dopo la realizzazione.

B. Perché conta

La qualità della spesa pubblica è importante quanto la quantità della spesa pubblica. Un investimento sbagliato non è solo uno spreco contabile: è una scuola non messa in sicurezza, una rete idrica non riparata, un ospedale non rafforzato, un territorio non protetto dal dissesto, una ferrovia locale non modernizzata. In un Paese con alto debito pubblico, bassa crescita e forti divari territoriali, scegliere male significa ridurre la capacità dello Stato di produrre valore pubblico. Ogni euro speso male riduce lo spazio per sanità, istruzione, sicurezza, innovazione, transizione energetica, manutenzione e coesione nazionale. Il Green Book britannico è un modello utile perché non chiede solo “quanto costa?”, ma anche: quale problema risolve, quali alternative sono state considerate, quali benefici sociali produce, chi vince e chi perde, quali rischi presenta, quale opzione offre il miglior valore per il denaro pubblico e come verrà realizzata. Questo approccio aiuta anche a correggere l’optimism bias: la tendenza sistematica a sottostimare costi e tempi e a sovrastimare benefici. Per l’Italia sarebbe uno strumento decisivo per passare dalla logica dell’annuncio alla disciplina della valutazione.

C. La nostra soluzione

Synedrion propone di creare un Green Book Italiano per il Valore Pubblico: un manuale operativo unico nazionale per valutare investimenti, programmi pubblici, grandi riforme, concessioni, partenariati pubblico-privati e politiche industriali. Il Green Book italiano dovrebbe essere adottato dalla Presidenza del Consiglio e dal MEF, con il coordinamento di DIPE, MEF-RGS, Dipartimento della Funzione Pubblica, Corte dei conti, ISTAT, ISPRA, Banca d’Italia, ANAC e Conferenza Stato-Regioni. Non deve sostituire la decisione politica, ma renderla più informata, trasparente e verificabile. La proposta si articola in otto strumenti. 1. Un modello italiano di business case pubblico. Ogni progetto sopra soglia deve avere un business case standard e proporzionato, ispirato al Five Case Model britannico. Il business case deve includere: caso strategico, caso economico-sociale, caso commerciale, caso finanziario e caso gestionale. 2. Analisi obbligatoria delle alternative. Prima di scegliere una soluzione, l’amministrazione deve dimostrare di avere valutato alternative reali: non fare nulla, manutenzione, soluzione minima, soluzione digitale, soluzione regolatoria, soluzione infrastrutturale, partenariato pubblico-privato, diverse localizzazioni e diverse tecnologie. 3. Valore pubblico netto. Il criterio guida deve essere il valore pubblico netto, non solo il costo finanziario. La valutazione deve considerare benefici economici, sociali, ambientali, sanitari, territoriali e distributivi, inclusi clima, qualità dell’aria, salute, tempi di mobilità, resilienza energetica, sicurezza nazionale e impatti sui territori fragili. 4. Banca dati nazionale degli scostamenti. Ogni grande progetto deve alimentare una banca dati pubblica su costi previsti, costi effettivi, tempi previsti, tempi effettivi, ritardi, varianti, benefici stimati e benefici realizzati. Questa banca dati deve servire a correggere le nuove valutazioni sulla base dell’esperienza reale. 5. Valutazione ex post obbligatoria. Ogni investimento sopra soglia deve essere rivalutato dopo l’entrata in funzione. Lo Stato deve verificare se il progetto ha prodotto i benefici promessi, se ha rispettato tempi e costi, quali effetti non previsti ha generato e quali lezioni deve apprendere l’amministrazione. 6. Scuola nazionale del valore pubblico. Creare una formazione certificata per dirigenti e funzionari pubblici presso SNA, MEF, DIPE e università pubbliche. La formazione deve riguardare business case, analisi costi-benefici, valutazione multicriterio, appalti, PPP, gestione del rischio, sostenibilità, monitoraggio e valutazione ex post. 7. Pubblicazione dei business case sintetici. Per ogni grande investimento deve essere pubblicata una scheda leggibile dai cittadini: problema, alternative considerate, costo di ciclo di vita, benefici attesi, rischi principali, impatti ambientali, impatti territoriali, soggetto responsabile, tempi e indicatori di successo. 8. Rafforzamento del DIPE/NUVV. Il NUVV/DIPE deve diventare una vera Public Investment Appraisal Unit nazionale, con funzioni di definizione metodologica, revisione indipendente dei business case più importanti, supporto tecnico agli enti territoriali, raccolta dati, formazione, monitoraggio e valutazione ex post.

E. Cosa cambia per il cittadino

Il cittadino vede meno annunci e più risultati. Prima di finanziare una grande opera, una piattaforma digitale, un piano industriale, una misura ambientale o un nuovo programma pubblico, lo Stato dovrà spiegare perché serve, quali alternative sono state scartate, quanto costa davvero, quali benefici produce, quali rischi presenta e come verrà misurato il successo. Questo riduce sprechi, ritardi, opere inutili e progetti costruiti per consenso immediato ma poveri di benefici reali. Aumenta invece la probabilità che le risorse vadano dove servono davvero: manutenzione del territorio, scuole sicure, sanità territoriale, trasporto pubblico, reti idriche, energia, digitalizzazione, ricerca, innovazione e resilienza climatica. Per il cittadino significa anche maggiore fiducia. Quando le scelte pubbliche sono spiegate, confrontabili e verificate dopo la realizzazione, diventa più difficile usare la spesa pubblica come strumento opaco di consenso. La politica resta libera di decidere, ma deve farlo davanti a un quadro tecnico trasparente.

D. Obiettivi misurabili

  • Entro 12 mesi: approvazione del Green Book Italiano per il Valore Pubblico e pubblicazione dei template standard per business case, analisi costi-benefici, analisi multicriterio, rischio, impatti ambientali e valutazione ex post.
  • Entro 18 mesi: applicazione obbligatoria ai nuovi investimenti pubblici sopra 100 milioni di euro e ai programmi nazionali strategici; applicazione semplificata sopra 20 milioni di euro.
  • Entro 24 mesi: formazione certificata di almeno 5.000 funzionari e dirigenti pubblici in ministeri, regioni, città metropolitane, grandi comuni e società pubbliche.
  • Entro 24 mesi: creazione della banca dati nazionale su costi, tempi, ritardi, varianti, benefici attesi e benefici realizzati dei principali investimenti pubblici.
  • Entro 36 mesi: pubblicazione online di almeno l’80% dei business case sintetici per i nuovi progetti sopra soglia, salvo eccezioni motivate.
  • Entro 36 mesi: riduzione del 20% degli scostamenti medi tra costi stimati e costi effettivi nei nuovi progetti sottoposti alla metodologia.
  • Entro 48 mesi: valutazione ex post pubblicata per almeno il 70% dei progetti completati sopra soglia.
  • Entro 5 anni: integrazione del Green Book italiano nella programmazione di bilancio, nei documenti di finanza pubblica, nei Documenti Pluriennali di Pianificazione, nei fondi di coesione, nei programmi PNRR/PNC residui e nei principali investimenti regionali.
Soluzione 09

Patto europeo contro la concorrenza fiscale sleale

A. Il problema

L’Unione Europea ha introdotto una tassazione minima effettiva del 15% per i grandi gruppi multinazionali, ma questa soglia resta bassa e riguarda solo i gruppi sopra 750 milioni di euro di ricavi. Nel mercato unico alcuni Paesi continuano ad attrarre basi imponibili e profitti con regimi fiscali aggressivi, sottraendo gettito agli altri Stati membri.

B. Perché conta

La concorrenza fiscale interna all’UE indebolisce il patto democratico: alcuni Stati finanziano infrastrutture, scuola, sanità, giustizia e sicurezza, mentre altri attraggono profitti formalmente localizzati ma prodotti altrove. Il risultato è più pressione fiscale su lavoro, consumatori e imprese radicate nel territorio.

C. La nostra soluzione

Promuovere un Patto europeo contro la concorrenza fiscale sleale: alzare progressivamente la minimum tax effettiva UE dal 15% verso una fascia 21–25%; estendere gradualmente il perimetro anche a gruppi sotto i 750 milioni di ricavi; vietare ruling, regimi speciali e deduzioni artificiali che riducono l’aliquota effettiva senza sostanza economica reale; pubblicare ogni anno le aliquote effettive pagate dai grandi gruppi nei Paesi UE.

E. Cosa cambia per il cittadino

Le grandi imprese che beneficiano del mercato unico europeo contribuiscono in modo più equo. Questo permette di ridurre la pressione su lavoro, piccole imprese e contribuenti ordinari.

D. Obiettivi misurabili

  • Aumento del gettito da tassazione societaria effettiva.
  • Riduzione del profit shifting intra-UE.
  • Pubblicazione annuale delle aliquote effettive dei grandi gruppi.
  • Riduzione dei regimi fiscali speciali privi di sostanza economica.
  • Estensione progressiva della minimum tax a soglie inferiori ai 750 milioni.
Soluzione 10

Tassazione unitaria delle multinazionali

A. Il problema

Le multinazionali possono frammentare artificialmente la propria struttura in controllate, licenze, royalties, finanziamenti intra-gruppo e società veicolo, spostando profitti verso giurisdizioni a bassa tassazione anche quando il valore economico reale è prodotto altrove.

B. Perché conta

Il sistema attuale premia l’abilità contabile invece dell’innovazione produttiva. Penalizza PMI, lavoratori autonomi e imprese radicate nel territorio, che non possono spostare utili in paradisi fiscali o in giurisdizioni UE fiscalmente aggressive.

C. La nostra soluzione

Promuovere a livello europeo una tassazione unitaria delle multinazionali: il gruppo viene trattato come un’unica impresa globale e i profitti sono ripartiti tra i Paesi secondo una formula basata su vendite, dipendenti, asset produttivi e utenti o clienti per le piattaforme digitali. I profitti vengono tassati dove si vende, si produce, si lavora e si crea valore reale.

E. Cosa cambia per il cittadino

Le multinazionali pagano tasse dove generano valore. Le imprese italiane non devono competere con gruppi che operano nel Paese ma localizzano artificialmente i profitti altrove.

D. Obiettivi misurabili

  • Riduzione dei profitti dichiarati in giurisdizioni prive di sostanza economica.
  • Country-by-country reporting pubblico esteso.
  • Quota maggiore di utili tassati nei Paesi di effettiva attività economica.
  • Riduzione delle controversie su transfer pricing artificiale.
  • Maggiore gettito da multinazionali digitali e ad alta intensità di intangibili.
Soluzione 11

Trasparenza fiscale totale per multinazionali e beneficiari effettivi

A. Il problema

Senza dati pubblici, interoperabili e verificabili, cittadini, giornalisti, investitori e autorità non possono controllare se grandi imprese, holding, trust e società veicolo pagano imposte coerenti con la loro attività reale.

B. Perché conta

La trasparenza fiscale è una condizione della fiducia democratica. Se i contribuenti ordinari sono tracciabili, anche le grandi strutture societarie e patrimoniali devono essere leggibili dalle autorità e, in forma aggregata, dall’opinione pubblica.

C. La nostra soluzione

Creare una piattaforma europea di trasparenza fiscale: country-by-country reporting pubblico per tutte le imprese sopra una soglia rilevante; registro europeo dei beneficiari effettivi di società, trust e fondazioni; incrocio automatico tra dati fiscali, societari, immobiliari, doganali e bancari; uso di IA pubblica per individuare anomalie, catene opache e trasferimenti artificiosi di profitti.

E. Cosa cambia per il cittadino

Il cittadino può sapere se una grande impresa che opera in Italia paga imposte proporzionate a vendite, dipendenti e utili prodotti nel Paese.

D. Obiettivi misurabili

  • Pubblicazione annuale dei dati fiscali aggregati delle grandi imprese.
  • Riduzione delle società con beneficiario effettivo non identificabile.
  • Indice europeo di rischio fiscale per grandi gruppi.
  • Aumento delle anomalie rilevate tramite interoperabilità dei dati.
  • Più controlli mirati e meno adempimenti inutili per i contribuenti ordinari.
Soluzione 12

Responsabilità degli abilitatori dell’elusione fiscale

A. Il problema

L’evasione e l’elusione fiscale internazionale non sono quasi mai opera del contribuente isolato. Richiedono banche private, family office, studi legali, consulenti, fiduciari, revisori e intermediari che progettano strutture transfrontaliere aggressive.

B. Perché conta

Punire solo il contribuente finale è insufficiente. Se l’elusione fiscale viene venduta come prodotto professionale, bisogna responsabilizzare chi la progetta, la promuove e la rende operativa.

C. La nostra soluzione

Istituire un regime europeo di responsabilità degli abilitatori fiscali: registro degli intermediari che offrono pianificazione fiscale transfrontaliera; sanzioni economiche elevate per schemi abusivi; interdizione temporanea dagli appalti pubblici e dagli incarichi con società partecipate; obbligo rafforzato di segnalazione per schemi con paradisi fiscali; potenziamento degli obblighi DAC6.

E. Cosa cambia per il cittadino

Il sistema non colpisce solo il piccolo evasore, ma anche l’industria professionale che consente ai grandi patrimoni e alle multinazionali di sottrarsi alle regole comuni.

D. Obiettivi misurabili

  • Numero annuale di schemi transfrontalieri segnalati.
  • Sanzioni effettive contro intermediari recidivi.
  • Riduzione dei flussi verso società prive di sostanza economica.
  • Registro pubblico degli intermediari ad alto rischio.
  • Interdizione dagli appalti per consulenti che facilitano abusi fiscali gravi.